Rovato 5 stelle

22 agosto 2014

BREBEMI: già chiede aiuto con gli sgravi fiscali

Filed under: Ambiente,Economia,Energia,Trasporti — rovato5stelle @ 05:00
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La presenza del premier Matteo Renzi al taglio del nastro ha evidenzato come la A35, meglio conosciuta come Brebemi, l’autostrada che collega Brescia Bergamo e Milano, sia di fatto la prima opera terminata (con dodici mesi d’anticipo) all’interno del dossier Expo 2015.

Ma dai progetti alla realizzazione, qualcosa non è andato per il verso giusto per questa opera pubblica realizzata in project financing con un investimento di 2,3 miliardi di euro. Già all’inaugurazione si chiedeva la defiscalizzazione: 430 milioni di euro di sconto sulle tasse. Un aiuto al Cipe (il comitato che coordina gli investimenti statali) che si traduce in sconti sulle tasse. Se non dovessero arrivare questi sconti, la Brebemi chiede in alternativa una concessione di 80 milioni di contributo pubblico, oltre ad una proroga della concessione a 30 anni). Lo si apprende da una nota inviata pochi giorni fa dal Consiglio di amministrazione di Brebemi a Cal, la concessionaria autostradale lombarda (50% Anas e 50% Regione Lombardia).

Cal si è impegnata a sostenere la richiesta di Brebemi nei confronti del Governo, anche se per ora da Roma ci sono più tentennamenti che certezze. La richiesta della società che gestisce la nuova autostrada (controllata da Intesa Sanpaolo e dal gruppo Gavio) si spiega con il fatto che Brebemi – senza sgravi fiscali o senza un aiuto di Stato – ora rischia di saltare, mandando a fondo tutto l’intera opera.

Già in passato si era ventilata la possibilità da parte della Brebemi di rescindere il contratto con la concessionaria e di chiedere un indennizzo di 2,5 miliardi. I motivi per cui il progetto è costato più del previsto sono tre: i maggiori oneri per l’esproprio dei terreni (+21%); la ristrutturazione del project financing dopo il periodo di crisi finanziaria; la riduzione delle stime di traffico, in parte dovuta alla congiuntura economica negativa e in parte alla mancata realizzazione del tratto stradale Ospitaletto-Montichiari(degli 80mila veicoli al giorno di traffico previsto – poi rettificati a 60mila – oggi assestati a 40mila.

Il piano finanziario ora andrà rivisto, ma per quanto riguarda il Cipe si dovrà aspettare settembre. Anche se la risposta non dovrebbe essere negativa visti i precedenti: la defiscalizzazione è stata concessa un paio di settimane fa alla Pedemontana.

21 agosto 2014

Earth Overshoot Day, da oggi consumiamo più risorse di quante ne produciamo

eolicoOgni anno intorno alla metà di agosto suona il campanello d’allarme di Global Footprint Network, l’associazione che stima il giorno in cui finiamo le risorse ecologiche prodotte per l’anno intero, rappresentata in Italia per questa campagna da Rete civica italiana.

Il 19 agosto, l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui il fabbisogno umano di risorse eccede la capacità rigenerativa del pianeta: in otto mesi abbiamo consumato tutti i beni “a disposizione”, quindi da oggi fino alla fine dell’anno stiamo consumando oltre quanto ci potremmo permettere. Secondo i calcoli che Global Footprint Networkfaceva nel 2012, per rinnovare le risorse che bruciamo nel corso dei 12 mesi ci vorrebbe almeno un pianeta e mezzo: Di questo passo, prima della metà di questo secolo, ogni anno consumeremo il quantitativo di risorse prodotto da due pianeti”, si legge in un comunicato dell’associazione.

Tratto dal FQ

8 agosto 2014

Chiedi a Lego di chiudere con Shell

Filed under: Ambiente,Energia,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle — rovato5stelle @ 07:00
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lego_shellShell usa LEGO per ripulire il suo marchio dalle trivelle in Artico.

Chiedi a LEGO di chiudere con Shell.

Ho sottoscritto l’appello di Greenpeace, fallo anche tu: http://goo.gl/8Mxfk3

di Claudio Cominardi

23 luglio 2014

Eni, le intercettazioni sul acquisto del maxi giacimento in Nigeria

Filed under: Ambiente,Economia,Energia,Politica,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle,Trasparenza — rovato5stelle @ 07:00
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eniRecidivo. Già nei guai nel 1992 per tangenti pagate al Partito Socialista dall’Enel, patteggia 1 anno e 4 mesi, quindi nel 2002 ne diventa amministratore delegato, condannato per la devastazione del delta del Po causato dalla Centrale Eni di Porto Tolle, sotto indagine dal 7 febbraio 2013 per corruzione per una presunta tangente al governo algerino per favorire Saipem (ENI) in appalti da 11 miliardi di dollari, ora di nuovo nei guai in qualità di a.d. Eni per corruzione internazionale per l’acquisizione nel 2011 di un giacimento petrolifero nigeriano del valore di 1 miliardo e 300 milioni di dollari. Insieme a lui sono coinvolti l’attuale ad di ENI e il noto faccendiere Bisignani.

ENI è una società che per il 26% è posseduta da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata per l’80% dal Ministero dell’Economia (MEF).

Il MEF detiene un 4% di azioni Eni. Il MEF è quindi il principale azionista di Eni e giunti a questo punto viene da chiedersi: ha un senso la partecipazione dello stato in questa società?

(more…)

20 luglio 2014

Gli amici degli inceneritori in parlamento: i partiti

inceneritore_moltiplica_rifiutiIn Commissione sono stati bocciati tutti gli emendamenti in discussione.  Eppure sembravano di buon senso.

Per esempio, i miei colleghi al Senato chiedevano di verificare il piano economico finanziario e la coerenza del piano rifiuti con la fattibilità dell’opera.

Oppure di destinare i fondi previsti per l’inceneritore per riorganizzare i vecchi centri di raccolta e trasformarli in siti di riciclaggio avanzato, sul modello Vedelago.

Contrari tutti.  Oggi continua la discussione.

Il MoVimento Cinque Stelle è contrario a qualsiasi tipo di incenerimento di rifiuti.

di Giulia Sarti

10 luglio 2014

LEX: diminuzione del divario digitale. La gestione dei nodi di interconnessione internet

struttura di reteSi discute da molti anni nel nostro paese della questione del divario digitale, e dell’accesso alla banda larga, ma ad oggi il dato di fatto è che l’Italia resta davvero molto indietro in Europa, come dimostrano questi dati forniti da Eurostat

Con questo disegno di legge vogliamo ottenere tre cose essenziali:

  1. la prima è migliorare la qualità del collegamento ad internet per equipararlo finalmente a quello dei Paesi del mondo più avanzati;
  2. la seconda è far in modo che a goderne siano tutti i cittadini italiani in ogni regione ed in eguale misura;
  3. la terza è quella di affidare al servizio pubblico sia la gestione (alle Regioni) che la pianificazione (Ministero dello Sviluppo)

Gli obiettivi dei punti 1 e 2, si possono ottenere installando i punti di interscambio IXP in tutte le regioni in cui ancora non sono presenti. Un Internet Exchange Point (IXP), è un’infrastruttura fisica che permette a diversi fornitori di accesso (Internet Service Provider o ISP) di scambiare traffico Internet fra loro, interconnettendo le proprie infrastrutture attraverso accordi reciproci.
Lo scopo principale di un IXP è infatti quello di permettere alle reti degli ISP di interconnettersi fra di loro direttamente, attraverso il punto di interscambio, piuttosto che far passare il traffico attraverso uno o più provider esterni.

I vantaggi sono i seguenti:

  • Efficienza – la connessione diretta fra due reti, senza passaggi intermedi, minimizza il tempo necessario al traffico dati;
  • Affidabilità – la diversificazione delle connessioni che un operatore ha verso il resto degli ISP gli permette di evitare un “oscuramento” qualora un collegamento dovesse venire meno, aumentando così la ridondanza dell’infrastruttura di rete.

Hai qualche suggerimento/obiezione/critica/suggerimento? Iscriviti o Partecipa alla discussione

di Vilma Moronese | Guarda il video di presentazione

28 giugno 2014

La transizione verso le economie locali

Rob_Hopkins_video_economie_localiSe la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.  Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.  I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata“.

Guarda il video integrale (con sottotitoli in italiano) | Rob Hopkins

25 giugno 2014

Inceneritore Brescia: Biomasse? No bioballe

inceneritore-brescia-fumata-nera-diossineHo rivolto al Ministro dell’ambiente un’interrogazione sulle BIOBALLE dell’inceneritoreA2A di Brescia.

A fine febbraio la Regione Lombardia ha rilasciato la nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’inceneritore.

Sulla stampa locale sindaco e assessori hanno dichiarato che il Comune è riuscito a mantenere il vincolo del «30% di biomassa» sul totale conferito, come sarebbe dovuto essere fino ad oggi («quando l’inceneritore nacque il Comune espresse l’orientamento: 30% di biomasse e tetto al conferito», Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia, Bresciaoggi, 22 gennaio 2014).

La realtà è ben diversa.

L’A.I.A. stabilisce che sul totale dei rifiuti conferiti il 30% debba essere costituito da rifiuti speciali, non biomasse. Inoltre, dai codici C.E.R.* dei rifiuti bruciati nel solo 2012 risulta che i rifiuti speciali che avrebbero potuto avvicinarsi alla definizione di “biomasse” non superavano il 2%.

Azienda e comune ci hanno sempre raccontato che il 30% dei rifiuti bruciati erano “biomasse”, in realtà sono sempre stati speciali. E ancora lo saranno. D’altronde A2A non ne fa mistero: «L’inceneritore non si tocca, in futuro rifiuti speciali da tutta Italia» (Paolo Rossetti, direttore generale A2A, Corriere della Sera – Brescia, 8 dicembre 2013).

Le hanno inventate tutte pur di far digerire alla cittadinanza un mostro costato un miliardo di euro per bruciare risorse e renderle irrecuperabili per sempre. Forse è il caso di dire la verità ai cittadini, non credete?

Mettetevi l’animo in pace. Quel camino azzurro, che quasi si confonde nel cielo, appollaiato in un’oasi verde, non ha niente, niente, niente di ‘ecologico’.

di Vito Crimi | Testo dell’interrogazione parlamentare

1 giugno 2014

Canapa e cotone a confronto

canapa_cotoneLa Canapa ha il più basso impatto ecologico. 
Il cotone ha bisogno di due volte l’estensione di un campo per eguagliare la produttività della canapa. 
Per avere un kg di fiocchi di cotone occorrono 9 mila e 700 litri d’acqua. 
Per avere un kg di CANAPA totalmente utilizzabile in ogni sua parte occorrono 2 mila e 200 litri d’acqua. 
La fibra della canapa è quattro volte più forte di quella del cotone.
La Canapa non ha bisogno di pesticidi ed erbicidi.
Il Cotone ha bisogno di tanti agenti chimici.
La coltivazione di Cotone lascia la terra bruciata e le
 acque inquinate.

Fino agli anni 60 prima che venisse soppiantata da derivati del petrolio veniva definita il maiale dei vegetali perché dava una resa totale, ovvero si utilizzava in tutte le sue parti.

La coltivazione della canapa è stata vietato negli Stati Uniti e in altri paesi nel 1937 a causa della minaccia che ha causato ad alcune società e le loro attività.

E’ necessario ricordare che l’80% del cotone mondiale è OGM fornito dalle multinazionali sementiere che a loro volta producono anche gli antiparassitari per le culture e come se non bastasse hanno in mano anche l’industria farmaceutica.Se avete una T-shirt o dell’intimo prodotti con cotone made in China o in India avete addosso del cotone geneticamente modificato. E i raccolti proclamati dalle aziende Biotech che producono sementi OGM? Un fallimento come mostra il recente bando delle sementi di cotone OGM in India.

Tratto da dionidream.com

26 maggio 2014

Milioni di vetture nuove invendute restano su piste e parcheggi di tutto il mondo a deteriorarsi

autoIl blog Zero Hedge ha, negli anni, documentato l’impennata di espedienti utilizzati dalle case automobilistiche statunitensi volti a mascherare la mancanza di domanda e vendita finale ai clienti di auto nuove.

Milioni di vetture nuove invendute restano così su piste e parcheggi di tutto il mondo. Lì soggiornano, deteriorandosi lentamente senza manutenzione. E questo, si legge nel blog, costringe le case automobilistiche ad acquistare sempre più terreni solo per parcheggiare le proprie auto quando escono definitivamente dalla linea di produzione. La prova evidente che la recessione non è finita! Tuttavia, l’industria automobilistica non può smettere di produrre auto nuove, perché sarebbe costretta a chiudere fabbriche e licenziare decine di migliaia di dipendenti.

Leggi l’articolo completo e guarda le impressionanti immagini

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