Rovato 5 stelle

3 maggio 2015

Pesticidi in Franciacorta: gli effetti sulla salute

camossi_pesticidiUn’altra strana primavera è alle porte. Quando sugli alberi saranno spuntate le prime foglie e l’erba novella avrà cominciato a crescere, proprio in quel momento si comincerà a scorgere un irreale rinsecchimento della vegetazione ai lati delle statali e delle provinciali, dei campi e delle vigne, come pure nei centri abitati del Sebino e della Franciacorta.

Ma come può essere?

In primavera con il trascorrere delle settimane il verde nella sua condizione naturale muta in tante sfumature di colori che mostrano il grado di maturazione delle varie coltivazioni e fioriture.  nvece, da qualche anno a questa parte questo rassicurante ciclo dei colori legato alle stagioni si è spezzato. I campi in primavera possono assumere colorazioni dal giallo al rosso intenso per concludersi nelle tinte smorte dell’erba secca.

Che cosa sta succedendo?

Il giallo persistente che stride con il verde rigoglioso delle nostre colline è causato da un utilizzo massiccio e indiscriminato di diserbanti, ormai grandi alleati di tanti agricoltori privati (i pochi coltivatori biologici si possono definire degli eroi), di aziende ed enti territoriali che per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione, fanno uso soprattutto di un principio attivo chiamato “glifosate”, senza apparentemente porsi la minima domanda sugli effetti che esso provoca.

Cosa è il glifosate?

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2 maggio 2015

Renzo Bossi, Nicole Minetti e altri 54 ex consiglieri lombardi rinviati a giudizio

renzobossiIl gup milanese Fabrizio D’Arcangelo ha rinviato a giudizio 56 ex consiglieri lombardi accusati a vario titolo di peculato e truffa per le spese effettuate con i rimborsi regionali: fra loro ci sono Renzo Bossi, figlio di Umberto, detto ‘il Trota‘; Nicole Minetti e l’ex capogruppo leghista Davide Boni.

Altri tre sono stati condannati in abbreviato a pene fra i 18 e i 24 mesi. Tre prosciolti e un assolto. Il processo comincerà il primo luglio. Fra i tre condannati con il rito abbreviato c’è l’ex vicepresidente regionale pd Carlo Spreafico (due anni).

1 maggio 2015

Macogna, discarica bloccata: il Tar chiede indagini sulla falda

macognaCava Macogna, il progetto della discarica resta sospeso. Lo ha deciso il Tar di Brescia in seguito all’udienza di mercoledì 22 aprile. L’ordinanza pubblicata in queste ore dispone un supplemento di indagini tecniche, in particolar modo per quanto riguarda i rischi per la falda. La decisione è arrivata dopo che l’Asl ha pubblicato una relazione in cui si evidenzia la presenza di pozzi privati che potrebbero essere danneggiati dall’interramento dei rifiuti nella cava.

La decisione segna un punto a favore dei comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Rovato e Berlingo che, assieme a Legambiente, avevano presentato una serie di ricorsi contro il progetto della ditta Drr. A questo punto bisognerà attendere la nuova perizia del consulente tecnico d’ufficio, il Ctu a cui già nel giugno 2014 era stata chiesta un’istruttoria sul caso. Si tratta di Laura Longoni, docente di Geologia applicata al Politecnico di Milano. La precedente relazione, datata 28 gennaio 2015, necessita di un ulteriore approfondimento proprio in merito ai rischi per i pozzi rilevati dall’Asl, nella cui relazione si sottolineava «la presenza di ricettori che potrebbero essere esposti alla migrazione di inquinanti in falda. Ciò pone il problema del riesame dei contenuti dell’analisi di rischio, sulla quale è chiamata a pronunciarsi l’Arpa».

Tratto dal Giornale di Brescia

30 aprile 2015

Regione Lombardia: OK alla discarica di amianto a Brescia da 78.000 mq

Manifestazione "Orgoglio leghista" alla Fiera di BergamoAlla fine i tecnici della Regione hanno (ri)autorizzato la contestata discarica d’amianto nell’ex cava di via Brocchi, a San Polo. La società che fa capo al gruppo Faustini (la stessa che invece ha trovato l’accordo con il comune sul parco delle cave) potrà quindi iniziare nei prossimi giorni i lavori per il rifacimento del lato nord della discarica e poi iniziare con lo smaltimento di 78mila metri cubi di lastre di eternit, che potranno arrivare (in quanto rifiuti speciali) da tutta Italia, non solo da Brescia e provincia.

Una vicenda molto travagliata quella della discarica Profacta. Iniziata con il «sì» da parte della giunta Corsini nel 2008. E che poi ha visto, nel 2010, il presidio costante di residenti e ambientalisti ai lavori di scavo; a giugno dello stesso incassano una vittoria al Tar (mancava una perizia geologica al progetto).

L’IRA DEI COMITATI: «FAREMO RICORSO AL TAR»

Nel 2012 hanno anche digiunato per giorni davanti alla Loggia (al tempo governata da Paroli) quando stavano per arrivare i rifiuti. Poi ad ottobre dello stesso anno è arrivato il sequestro del sito da parte del pm Federico Bisceglia (morto recentemente in un incidente stradale): aveva scoperto irregolarità nello smaltimento dei sacchi d’amianto e nella realizzazione dello stato drenante del fondo discarica. E mentre partiva l’iter per una nuova Aia (autorizzazione integrata ambientale) in Regione, il nuovo assessore all’Ambiente Fondra nel 2013 esprimeva la sua contrarietà al progetto. «Di certo non staremo fermi ma stiamo preparando un ricorso al Tar per motivi aggiunti – commenta Pietro Garbarino, legale di Legambiente ma anche dei comitati Codisa e Antinocività -. Faremo di tutto per impedire l’apertura di questa discarica, troppo vicina alla case». Nel quartiere fervono le assemblee. È prevista una manifestazione per il 9 maggio. Chissà se ci saranno le migliaia di persone viste a Berlingo due domeniche fa.

Tratto da Brescia Point

28 aprile 2015

Radio Padania: la mangiatoia di soldi pubblici della Lega Nord

radio_padaniaNel 2001 la Lega al governo realizza una norma che permette alle “radio comunitarie” di occupare le frequenze radiofoniche libere gratuitamente fino a ottenere una copertura nazionale. Le radio comunitarie sono: Radio Maria e Radio Padania.

Così Radio Padania comincia a occupare frequenze gratuitamente a discapito di tutte le altre radio “normali” che per le stesse frequenze avrebbero dovuto pagare ingenti somme.

Radio Padania occupa le frequenze e poi le rivende o le permuta incassando ingenti somme. I principali partner commerciali di Radio Padania in questa vicenda sono RTL 102,5 e RADIO 101. RTL 102,5 è di Suraci, imprenditore calabro-lombardo vicino alla Lega. Radio 101 invece è del gruppo Mondadori ovvero Berlusconi, al governo con la Lega in quel momento.

L’appetito vien mangiando: nel 2003 la Lega fa una norma che destina UN MILIONE DI EURO proprio a Radio Padania. A cui vanno aggiunti per il giornale La Padania della Lega i 36 MILIONI DI EURO di finanziamento pubblico all’editoria presi dal 2003 al 2012.

Radio Padania vede incrementare il suo patrimonio da 100 mila a 2MILIONI di euro. Nel 2014 abbiamo fatto un’interrogazione.

Com’è finita? Ancora nessuna risposta, ma il 7 agosto, il ministero dello Sviluppo economico ha diramato una nota con cui impedisce a Radio Padania di occupare nuove frequenze a scopo di lucro. Abbiamo fermato la mangiatoia leghista!

Tante radio per stare sul mercato hanno fatto sacrifici, alcune hanno chiuse e altre sono in grosse difficoltà. In questi dieci anni, Radio Padania non ha fatto concorrenza sleale potendo acquisire frequenze gratiuitamente e rivendendole? A tutele di tutte le radio il MoVimento 5 Stelle ha allertato l’authority antitrust. Dopo aver ricevuto la nostra segnalazione, l’authority ha aperto una pre-istruttoria per comprendere se ci sono state storture nel mercato radiofonico.

Roberto Fico e Riccardo Nuti, portavoce M5S Camera

25 aprile 2015

Expo: dossier sulle multinazionali che gestiscono il mercato

A 7 giorni da ‪#‎Expo‬, un dossier sulle multinazionali del cibo che gestiscono il mercato badando solo al profitto

http://movimen.to/1KbUd0c a questo link scarica e leggi “I padroni del cibo“: in 22 infografiche il racconto del viaggio degli alimenti “dalla chimica al piatto” in un grande lavoro di investigazione del “Centro nuovo modello di sviluppo” rilanciato dal portale altreconomia.it

cibo-multinazionali

di Mattia Calise

24 aprile 2015

Expo, il conto delle tangenti: un milione di euro alle aziende escluse dai lavori

expoIl Tar della Lombardia accoglie il ricorso delle imprese battute da Maltauro nell’appalto poi risultato viziato da mazzette, per le quali i protagonisti hanno già patteggiato, compresi Frigerio e Greganti.

I giudici: “Azienda incapace di assicurare la legalità e di porre rimedio al malaffare“.

Le carte alla Corte dei conti.

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22 aprile 2015

Fuori dall’euro: è possibile firmare il referendum presso gli uffici comunali di Rovato

no-euro-906x660Dai principi di base economici non si scappa. Nonostante l’ignoranza, la presunzione o la criminalità di chi ha introdotto l’Euro in Italia, come Romano Prodi o Giuliano Amato, la moneta deve essere lo specchio dell’economia di un Paese. Consentite la semplicità del paragone: proprio come un paio di scarpe, chi calza il 38 non camminerà bene con il 40.

Quando economie profondamente differenti come quelle europee hanno adottato la stessa moneta Euro, si è creato uno squilibrio che ha generato le sue gravi conseguenze giorno dopo giorno. Tutti i Paesi del Sud, che avevano monete più deboli dell’Euro, si sono ritrovati dall’oggi al domani con una moneta troppo forte e quindi incentivati ad acquistare prodotti esteri grazie al cambio vantaggioso. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare arance dall’Austria – come imposto dalle quote nazionali europee – prima o poi i miei agricoltori chiuderanno. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare BMW le mie aziende meccaniche chiuderanno. E con loro si perderanno i salari. E con loro si arresteranno gli acquisti interni. E mentre le aziende chiudono, anche lo Stato sarà costretto a rifornirsi dall’estero, aumentando il proprio debito pubblico… Attenzione allora! Gli Stati meridionali non hanno aumentato il debito perché “spendaccioni-brutti e cattivi” ma a causa dell’Euro! Guarda caso, la crisi del debito pubblico ha colpito Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Francia in ordine cronologico in relazione alla debolezza delle loro monete. Che coincidenza…

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21 aprile 2015

Responso dell’ASL sul caso Macogna: criticità non valutate nel via libera regionale. Mercoledì sentenza del Tar

macognaColpo di scena nel caso Macogna, a soli tre giorni dall’atteso verdetto del Tar. Intorno alla contestata discarica ci sono venti pozzi privati, che abbeverano in modo «esclusivo» uomini e bestie. E la potenziale migrazione di inquinanti potrebbe arrivare alla falda, rivelandosi un pericolo per la salute della popolazione.

A suffragare i peggiori timori degli ambientalisti e dei quattro comuni è l’Asl di Brescia, che ha censito la presenza dei venti pozzi privati (12 in territorio comunale di Travagliato, 5 a Rovato, 2 a Berlingo, uno a Travagliato). E ora chiede a Regione, Arpa e Provincia una nuova valutazione dell’analisi di rischio connessa al progetto.

Rischio che per la Regione (che nell’aprile di tre anni fa ha dato l’ok alla domanda della società Drr) non c’era. L’Asl (unico ente ad aver espresso un no alla discarica), in una nota firmata il 17 aprile dal direttore di prevenzione medico, Fabrizio Speziani e dalla responsabile di medicina ambientale Lucia Leonardi, scrive: «È stata confermata la presenza di recettori che potrebbero essere l’unica fonte di approvvigionamento idropotabile.

Ciò pone il problema del riesame dei contenuti dell’analisi di rischio, sulla quale è stata chiamata a pronunciarsi l’Arpa». Un parere che, anche alla luce della grande attenzione mediatica accesasi sul progetto (è di domenica scorsa la manifestazione ambientalista alla quale hanno partecipato 5 mila persone), potrebbe avere riflessi sulle decisioni dei giudici amministrativi, chiamati a dire la loro (il 22 aprile) sui ricorsi di Legambiente e dei quattro comuni (Berlingo, Cazzago S.M. Travagliato e Rovato) che in quell’ex cava volevano realizzarci un parco.

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14 aprile 2015

180 milioni di rimborsi: così la Lega Nord ha spremuto “Roma ladrona”

partitiIl Carroccio ha beneficiato di tutte le leggi sui contributi elettorali statali. Dal 1988 al 2013. Dal fondatore Umberto Bossi al nuovo leader Matteo Salvini. Passando per Roberto Maroni. Eppure il partito ora ha le casse vuote. E vari processi aperti per le spese pazze dei suoi vertici.

Dalla Lega Lombarda alla Lega Nord, transitando dalla prima alla seconda repubblica a suon di miliardi (di lire) prima e milioni (di euro) poi generosamente elargiti dallo Stato. Dal 1988 al 2013sono finiti nelle casse del partito fondato da Umberto Bossi e oggi guidato da Matteo Salvini, dopo la parentesi di Roberto Maroni, 179 milioni 961 mila. L’equivalente di 348 miliardi 453 milioni 826 mila lire.

Una cuccagna, sotto forma difinanziamento pubblico e rimborsi elettorali, durata oltre un quarto di secolo. Ma nonostante l’ingente flusso di denaro versato nei conti della Lega oggi il piatto piange.

Ne sanno qualcosa i 71 dipendenti messi solo qualche mese fa gentilmente alla porta dal Carroccio. Sorte condivisa anche dai giornalisti de “La Padania”, storico organo ufficiale del partito, che ha chiuso i battenti a novembre dell’anno scorso non prima, però, di aver incassato oltre 60 milioni di euro in 17 anni. Insomma, almeno per ora, la crisi la pagano soprattutto i dipendenti. In attesa che lamagistratura faccia piena luce anche su altre responsabilità. A cominciare da quelle relative allo scandalo della distrazione dei rimborsi elettorali, che l’ex amministratore della LegaFrancesco Belsito avrebbe utilizzato in parte per acquistare diamanti, finanziare investimenti tra Cipro e la Tanzania  e per comprare, secondo l’accusa, perfino una laurea in Albania al figlio prediletto del Senatùr, Renzo Bossi, detto il Trota. Vicenda sulla quale pendono due procedimenti penali, uno a Milano e l’altro a Genova.

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