Rovato 5 stelle

20 settembre 2010

Chi è Gianfranco Miglio?

Filed under: Informazione,Rovato 5 stelle — rovato5stelle @ 11:53
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Umberto Bossi aveva rotto con lui e lo aveva definito, nell’ordine: “Minchione”, “arteriosclerotico”, “panchinaro”, “poveraccio”, “vecchio con i capricci di un bambino”, per finire con un sonoro “scorreggia nello spazio”. Ricambiato da Miglio con una serie di complimenti non da meno: “Orecchiante”, “infido”, “teppa”, “arruffapopolo”, “pigmeo”, “analfabeta”, “ubriaco”, “botolo ringhioso”, “contapalle”, “Robespierre da barzelletta”, “comiziante da bar”, ma anche “mentitore arabo” e “levantino con il gusto della menzogna”.

Questi erano gli scambi di opinioni tra Bossi e Miglio. A Miglio ora gli dedicano pure una scuola… certo che questi leghisti sono proprio strani… Ecco l’articolo di Gianni Barbacetto

Il linciaggio è la forma di giustizia nel senso più alto della parola. C’è la giustizia dei legulei, che è il modo di imbrogliare il prossimo, e c’è la giustizia popolare che si esprime nei moti rivoluzionari. Quando il sistema non garantisce più la giustizia, è il popolo che si appropria del diritto di punire”: così parlava Gianfranco Miglio, a cui in “Padania” si dedicano scuole.

Chissà se agli incolpevoli alunni dell’istituto pubblico di Adro si insegnerà questo senso della giustizia. E chissà se si racconterà chi era e che cosa diceva quel professore a cui è dedicata la loro scuola.

Giurista, politologo, costituzionalista. Senatore del Carroccio. Riteneva l’Italia “figlia illegittima di una congiuntura storica particolare: ha mescolato insieme popoli che dovevano restare separati”. Sosteneva che nell’Europa che sta “rivivendo le invasioni barbariche” è necessario “mantenere la distinzione tra schiavi e liberi”. Quanto alla politica, la considerava la prima tappa di una guerra: “A un certo punto, un uomo politico deve impugnare il fucile”. Oggi è onorato come ideologo della Lega.

Eppure Umberto Bossi aveva rotto con lui e lo aveva definito, nell’ordine: “Minchione”, “arteriosclerotico”, “panchinaro”, “poveraccio”, “vecchio con i capricci di un bambino”, per finire con un sonoro “scorreggia nello spazio”. Ricambiato da Miglio con una serie di complimenti non da meno: “Orecchiante”, “infido”, “teppa”, “arruffapopolo”, “pigmeo”, “analfabeta”, “ubriaco”, “botolo ringhioso”, “contapalle”, “Robespierre da barzelletta”, “comiziante da bar”, ma anche “mentitore arabo” e “levantino con il gusto della menzogna”.

LA BONTÀ “è un difetto”, per Miglio, che ammetteva: “Sono nato carogna”. E si definiva “la più aggiornata manifestazione del Demonio”, anche se altri preferivano considerarlo sem- plicemente una reincarnazione del venusiano dottor Spock, il personaggio di Star Trek senza sentimenti e con le orecchie a punta.

Se c’è stato un momento in cui è riuscito a unire teoria e pratica, è stato nei primi anni Novanta, quando ha predicato la divisione dell’Italia in tre “cantoni” (Nord, Centro, Sud). Proprio allora, un complesso meccanismo si è messo in moto per raggiungere quell’obiettivo.

Lo racconta una vecchia indagine della Procura di Palermo chiamata “Sistemi criminali”. Mentre si disfaceva il sistema dei partiti della Prima Repubblica, che le indagini di Mani Pulite avevano rivelato essere il sistema di Tangentopoli, una serie disparata di forze e di poteri si erano messi all’opera per rimpiazzare il vecchio regime.

Massoni, reduci della P2, uomini dei servizi segreti, fascisti ed eversori di lungo corso, boss di Cosa Nostra e della ’ndrangheta avevano cercato di far nascere le leghe del Sud. Contrapposte ma complici della Lega nord. Della composita compagnia facevano parte il Maestro Venerabile Licio Gelli e tanti altri massoni delle logge meridionali, l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino e gli uomini di Cosa Nostra che riferivano a Leoluca Bagarella, i fascisti Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, Giancarlo Rognoni.

Il collaboratore di giustizia Leonardo Messina nel 1993 racconta ai pm di Palermo che con i suoi colleghi di Cosa Nostra gli era capitato di parlare di Bossi, che nell’autunno del 1991 era stato a Catania. “Io lo consideravo un nemico della Sicilia”, diceva Messina. “Perché un’altra volta che viene qua non lo ammazziamo?”. Gli altri lo fermano: “Ma che sei pazzo? Bossi è giusto”. E poi gli spiegano di aver saputo da Totò Riina che non tanto Bossi, quanto il senatore Miglio, era collegato a “una parte della Democrazia cristiana e della massoneria che faceva capo all’onorevole Andreotti e a Licio Gelli”.

E che era in corso un lavoro, a cui erano impegnati “Gelli, Andreotti e non meglio precisate forze imprenditoriali del Nord interessate alla separazione dell’Italia in più Stati”, con “anche l’appoggio di potenze straniere”. “Dopo la Lega del Nord sarebbe nata una Lega del Sud, in maniera tale da non apparire espressione di Cosa Nostra, ma in effetti al servizio di Cosa Nostra; e in questo modo noi saremmo divenuti Stato” Scrivono i magistrati: “Uno dei protagonisti dell’operazione sarebbe stato Gianfranco Miglio”.

Farneticazioni? I pm Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato trovano qualche riscontro. Interrogano un ambiguo faccendiere, arrestato nel 1996 dalla Procura di Aosta per truffa internazionale: Gianmario Ferramonti, per- sonaggio-chiave nella genesi del movimento leghista, amministratore della Pontidafin, la finanziaria del Carroccio, strettamente legato al professor Miglio; ma anche al centro di una fitta rete di relazioni con personaggi di spicco della massoneria italiana e internazionale e con insospettabili entrature istituzionali in ambienti dei servizi di sicurezza nazionali e stranieri.

IN SEGUITO, è lo stesso Miglio a confermare almeno parte delle “farneticazioni” di Leonardo Messina. In una clamorosa intervista al Giornale, nel 1999 conferma di essere stato davvero in contatto con Andreotti, proprio nel 1992: per svolgere una trattativa segreta che negoziasse l’appoggio della Lega alla candidatura del Divo Giulio alla presidenza della Repubblica, in cambio di una politica favorevole al progetto federalista del Carroccio (e a un posto di senatore a vita per Miglio). “Con Andreotti ci trovammo a trattare di nascosto a Villa Madama, sulle pendici di Monte Mario, davanti a un camino spento”, confessa Miglio. Trattativa abortita per l’opposizione dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che nonostante le insistenze di Andreotti nega al professore la nomina a senatore a vita.

Nella stessa intervista, Miglio parla anche di mafia: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.

Ecco il progetto di Miglio: “Costituzionalizzare” la mafia, affidandole in gestione il Sud. La Lega di Bossi risponde: abbandona il modello organizzativo varato negli anni Ottanta, federazione di leghe locali (Lega lombarda, Liga Veneta eccetera), e dà vita alla Lega Nord, in cui si fondono le leghe preesistenti e che nel febbraio 1991 celebra il suo primo congresso. Il nuovo programma: dar vita, anche attraverso la secessione, a uno Stato federale articolato in tre macro-regioni: Nord, Centro, Sud.

POI PERÒ Umberto Bossi fa un passo indietro. Caccia dalla Lega il faccendiere Ferramonti con tutti i suoi rapporti e le sue opacità. E rompe anche con Miglio, con seguito di pittoresco scambio di complimenti. Ma il tempo, evidentemente, attutisce i contrasti.

Ad Adro, il professore con la faccia da Star Trek torna ad essere un eroe del Carroccio a cui intitolare una scuola. Diceva di amare i bambini, Miglio. Ma solo “perché scorgo in loro l’anticipazione di ciò che saranno da grandi: e quelle che vedo non sono doti propriamente positive”. Genitori e insegnanti di Adro sono avvisati.

Tratto da un articolo del Fatto Quotidiano del 16 settembre 2010

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6 commenti »

  1. […] la condanna nel processo. Riguardo invece le parole su mafia, ‘ndrangheta e camorra, Miglio disse così: Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto […]

    Pingback di Saviano contro Bossi: “Al nord le mafie cercano la Lega” — 16 novembre 2010 @ 06:57 | Rispondi

  2. […] Bossi la condanna nel processo. Riguardo invece le parole su mafia, ‘ndrangheta e camorra, Miglio disse così: Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto […]

    Pingback di Saviano contro Bossi: “Al Nord le mafie cercano la Lega” | ilmiogiornale — 16 novembre 2010 @ 10:13 | Rispondi

  3. Scusate,ma partiamo da due considerazioni:
    1)in Campania la camorra ha 800 mila affiliati,quindi almeno 2 milioni (mogli figli ecc…),su 6 milioni.
    A napoli il 33% dei residenti a avuto problem con la giustzia.
    2)La ´ndrangheta fá affari per 5,4 miliardi di €.

    Inoltre se da 150 anni (consideriamo solo dalla nascita del belpaese) la lotta alle mafie da parte dei merdidionali é stata diciamo cosí un pó blanda e se (2006) alla possibilitá di voto tra Cuffaro e la Borsellino questi votano il primo…
    Se poi votano Lombardo…
    Non gli fará poi tanto schifo ´sta mafia no?
    Se fosse stata legalizzata avete presente quante tasse avrebbero pagato?
    ultima cosa…era stato Grillo a dire date la Campania in mano alla Camorra e la fará diventare come la Svizzera!
    A Napoli Grillo ha parlato di conquista del Nord da parte del sud o no?r tutti applaudivano…o no?
    O le sue sono solo provocazioni…quando gli fa comodo?
    C´eravate a vederlo a Brescia?Lo sapete che il palco su cui ha lanciato le sue invettive é stato montato da metá clandestini e l´altra metá da Bresciani a 5.50€ all´ora?
    gha pias tegner a ma´!

    Ciciarú!

    Commento di due sicile — 16 novembre 2010 @ 10:43 | Rispondi

  4. E tu come fai ad essere così informato? Eri il caporale?

    Commento di Stefano — 16 novembre 2010 @ 16:36 | Rispondi

  5. IlOggi,i concetti federali di G.Miglio,sono più che mai attuali.Il federalismo fiscale al quale Bossi fa riferimento è da augurarsi non si abbia a realizzare. Per fare un esempio è pensare di mettere un’asta su una soglia di ingresso,il risultato,sarebbe inciampo.Miglio,diceva,le persone che parlano di federalismo fiscale <o sono nemici del federalismo,o non ne capiscono niente.Miglio aveva ragione.Fare federalismo senza conoscere,è come improvvisarsi da meccanico a chirurgo.348 3103318

    Commento di Casari Bariani Tonino Angelo Ugo — 5 gennaio 2011 @ 14:50 | Rispondi

  6. Gli articoli di Barbacetto fatti con le invenzioni di supposti pentiti di mafia sono meglio dei fumetti di Diabolik. Per la cronaca Spock è vulcaniano non venusiano, ma forse a Barbacetto un pentito ha svelato il segreto celato da Spock: fingersi vulcaniano in combutta con la p2 la mafia e Andreotti per mettere Gelli (93 anni) a capo del Sistema Solare Massonico. Meno male che Barbacetto vigila.

    Commento di Licio — 13 maggio 2012 @ 18:35 | Rispondi


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