Rovato 5 stelle

28 ottobre 2010

Giornali e industrie, libertà di stampa sottopressione

Ogni giornale, ad eccezione del Fatto Quotidiano, vive grazie ai contributi pubblici all’editoria e grazie alla pubblicità che pubblica sulle sue pagine. Quando leggete un giornale di qualsiasi tipo iniziate a guardare quanta pubblicità viene inclusa nelle sue pagine perchè ogni pubblicità è un potenziale “deterrente” alla libera informazione.

Ti sponsorizzo se parli bene del mio marchio o se non pubblichi certe notizie per me scomode. Siamo stati felici di vedere un interessante articolo sul Fatto che dimostra in modo chiaro questo legame tra informazione e industria, nel quale viene spiegato come gli inserzionisti sono più attenti a come il giornale pubblica le notizie rispetto al successo che ha in edicola.

Articolo del FQ:

L’Enel non acquisterà più spazi pubblicitari sul Fatto Quotidiano. È la ritorsione per un articolo sgradito. Ce lo ha fatto sapere per iscritto l’Ufficio Stampa dell’Ente. Ne prendiamo atto.

Grazie a vendite e abbonamenti, non dipendiamo dalla benevolenza dei signori della pubblicità. Non scriviamo sotto dettatura.

Preoccupa che la pubblicità non serva a promuovere un prodotto, ma ad addomesticare l’informazione.

Troppi giornali, grandi e piccoli, sono tenuti in soggezione dagli investimenti pubblicitari. Troppi giornalisti scrivono con il timore di provocare un danno economico che l’editore non perdonerebbe. L’Enel sta piazzando in Borsa le azioni della controllata Enel Green Power.

Chiede 3 miliardi di euro ai risparmiatori. Ma questi, quando leggono articoli incoraggianti, devono chiedersi se i consigli per gli acquisti sono il frutto delle pressioni pubblicitarie dell’Enel?

La rappresaglia contro Il Fatto è scattata per un nostro articolo, pubblicato domenica scorsa, definito “feroce stroncatura” a causa di un solo, blando, giudizio: “L’Enel si fa pagare abbastanza le azioni Enel Green Power”.

Insopportabile, per i signori delle inserzioni, usate per premiare i giornali docili e obbedienti.

Il momento è delicato per Enel, su due fronti: il nucleare e le energie rinnovabili.

Da un lato c’è lo stallo che dura dall’uscita di scena di Claudio Scajola, che da ministro dello Sviluppo era l’unico con il peso politico necessario a dare garanzie al gruppo energetico che sull’atomo sta puntando moltissimo.

Dall’altro la quotazione del ramo energie rinnovabili, Enel Green Power, l’operazione più rilevante a Piazza Affari in questi anni di crisi.

Un collocamento che può portare nelle casse dell’Enel 3 miliardi di euro, in cambio di un terzo delle azioni di Green Power.

Da un punto di vista di immagine, è difficile conciliare una poderosa campagna di lobbying a favore del nucleare con la necessità di presentarsi come azienda verde che chiede ai risparmiatori di scommettere su eolico e geotermico.

Enel commissiona ricerche per dimostrare l’efficienza dell’atomo e la sua necessità per rispondere alla domanda energetica degli italiani, ma sostiene anche che il futuro (ambientale ed economico, almeno per gli azionisti) è nelle rinnovabili.

Si capisce quindi perché i vertici della società controllata dal Tesoro siano molto sensibili al modo in cui la quotazione di Green Power viene presentata dai giornali.

La maggior parte dei titoli (e degli articoli) dedicati all’evento sulla stampa – da lunedì scorso si possono comprare le azioni – sono entusiastici o anodini. Si contano a decine le interviste, tutte all’insegna di slogan come “Così prepariamo la via di fuga alternativa” o “Gnudi tenta il popolo dei Bot”, a suggerire che l’investimento azionario sia sicuro quanto quello nei titoli di Stato.

Per questo l’Enel non ha gradito l’articolo in cui il Fatto Quotidiano ha raccontato l’operazione.

Per l’azienda si è trattato di una feroce stroncatura e quindi ha comunicato di non voler continuare a mettere la sua pubblicità sul giornale, visto che i giudizi sulle operazioni societarie erano così critici.

In realtà, l’articolo pubblicato sul numero di sabato scorso, a firma di Giorgio Meletti, si limitava a inserire la quotazione di Green Power nel contesto.

Il Fatto ha ricordato che il grosso del business di Green Power è nei settori meno avanzati delle rinnovabili, l’idroelettrico e il geotermico, mentre Enel dice di voler puntare sull’eolico, che è dove al momento si concentrano gli incentivi pubblici (al centro di numerose inchieste giudiziarie, inclusa quella sulla P3).

L’andamento futuro dell’azienda, quindi, non dipenderà solo dall’abilità dei manager, ma anche e soprattutto dalla disponibilità di incentivi pubblici.

Altro dettaglio non gradito: mentre le azioni di Enel valgono 7 volte i profitti, quelle di Green Power vengono offerte con un multiplo di 15 rispetto all’utile netto.

Una stima che denota fiducia, ma che può anche spingere alla diffidenza visti i precedenti. Da quando l’Enel è stata quotata in Borsa nel 1999, il suo valore si è dimezzato.

Tratto da un articolo del fatto quotidiano del 22 ottobre 2010

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