Rovato 5 stelle

10 novembre 2010

I nuovi cittadini senza diritti

Il comune di Rovato è composto da 17.736 abitanti. Di questi 3.666 sono considerati stranieri, cioè nati non in Italia. Quindi dati alla mano aggiornati  al 31/12/2009, il 20,66% della popolazione è nata fuori dall’Italia.

Queste persone sono principalmente impiegate in attività di agricoltura, industria e servizi di basso livello che ormai noi Italiani ci rifiutiamo di fare… Rimuoverli dalla società come propongono alcuni pensatori di alto livello vorrebbe dire bloccare un pezzo di economia.

Rimangono comunque grossi problemi con la burocrazia italiana e sicuramente una grossa fetta rimane nascosta in quanto non riesce ad ottenere un permesso di soggiorno nonostante magari, lavori “in nero” e sia perfettamente integrato nella società.

Situazioni senza senso sono all’ordine del giorno, in cui l’alternativa unica sembra poter essere rappresentata solo da un paese più civile e legale.

I tempi di attesa

Il permesso di soggiorno è un pezzo di carta rilasciato dalla questura, che può essere rilasciato dopo lunghissimi periodi di attesa ( anche più di un anno ). Durante tale periodo non è possibile muoversi dal paese ( muore mia madre in africa ma non posso andare, oppure sta male mia moglie ma non posso andare a casa etc… ), situazione che crea molto disagio e malcontento.

La criminalità ed il lavoro nero

Senza permesso di soggiorno le persone per vivere devono obbligatoriamente lavorare in nero, e lavorando in nero non pagano i contributi e le tasse, quindi lo stato perde una grossa fetta di entrate, oltre a fare ingrassare imprenditori senza scrupoli che pur di guadagnare più soldi impiegano personale in nero.

Considerando l’andazzo dei conti pubblici sembra una pessima idea questo approccio all’immigrazione.

Lavorando in nero, si entra nel circolo vizioso italiano, in cui per avere un lavoro occorre avere il permesso, ma per avere il permesso occorre avere un lavoro. Il classico gatto che si morde la coda.

Clandestino vuol dire non avere diritti, vuol dire vivere nell’ombra e nell’illegalità, quindi la naturale conseguenza è l’avvicinarsi a atti e fatti illegali nel caso il lavoro non possa essere sufficiente. La conseguenza è che le politiche attuali basate sulla repressione e sull’ostacolo a rendere legali persone, al contrario provocano solo l’aumento di criminalità e delinquenza perchè i soldi per mangiare occorre sempre guadagnarli.

I cittadini senza diritti

Infine ci sono i cittadini regolari, quelli nati all’estero, ma da sempre residenti in Italia, che lavorano, pagano le tasse comunali e stata ma non vedono riconosciuto il diritto fondamentale di ogni cittadino. Il dititto di voto.

Stiamo intensamente pensando ad un motivo valido per cui non bisognerebbe concedere il voto almeno nelle comunali, ad esempio ad una persona che vive a Rovato da 10 anni lavorando e pagando le tasse ma proprio non lo troviamo… se non la classica frase padana del “non sono razzista, ma mi stanno sulle palle gli immigrati per il semplice fatto che hanno un colore diverso e quanto parlano a volte non li capisco”. Stendiamo un velo pietoso.

A richieste di legalità si risponde con il manganello. Manifestazioni a Brescia – 8 Novembre 2010

A Brescia continua la protesta degli immigrati sale la tensione ai piedi della gru occupata. Restano sulla gru i 6 clandestini mentre lo scontro in serata si inasprisce. Fermati quattordici militanti del comitato Diritti per tutti e almeno una trentina di extracomunitari.

Giornata carica di tensione a Brescia, con cariche di polizia e carabinieri, con il fermo di 14 militanti del comitato Diritti per Tutti e di almeno una trentina di immigrati. I disordini proseguono da sabato 30 ottobre, quando sei immigrati sono saliti su una gru a 35 metri di altezza per chiedere la loro regolarizzazione. E negli ultimi giorni gli scontri, ai piedi della gru, si sono fatti sempre più aspri.

Stasera anche un giornalista, Luca Rosini, con una troupe di Annozero, è stato allontanato dalle forze dell’ordine e portato dietro il cordone di carabinieri e polizia.

La giornata, davanti al cantiere del metrò di Brescia, è iniziata presto. Attorno alle 6 del mattino, decine di carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa sono intervenuti per rimuovere il presidio permanente, gli striscioni di solidarietà che si trovavano lungo tutto il perimetro del cantiere e fermando decine di persone.

Durante questa prima fase di sgombero sono stati perquisiti anche i locali dell’oratorio di san Faustino, a una cinquantina di metri, dove alloggiavano decine di immigrati che nell’ultima settimana hanno animato il presidio di piazza Cesare Battisti e sostenuto i sei manifestanti da nove giorni sulla gru.

Poco dopo le 7 di mattina tutta la zona tra via san Faustino e via Porta Pile, nel quartiere multietnico del Carmine era sotto controllo degli agenti della Questura che fermavano tutti coloro che cercavano di avvicinarsi al presidio.

A quel punto i sei immigrati in cima alla gru, hanno iniziato a inscenare una protesta che ha avuto momenti di grande drammaticità come quando Jimmy, il portavoce del gruppo, un ragazzo egiziano di 25 anni, mettendosi in piedi a più di 35 metri di altezza sul braccio meccanico si é legato un cappio attorno al collo legandolo alla base della struttura, dicendosi pronto a lanciarsi nel vuoto se gli agenti avessero tentato di salire per prendere lui e gli altri immigrati.

I sei hanno iniziato a staccare parti meccaniche della gru, lanciando nel vuoto gli oggetti, costringendo i vigili del fuoco ad abbandonare il cantiere sottostante.

Uno di loro, sporgendosi pericolosamente dalla gru, ha urlato frasi come questa: “Non avvicinatevi, non tentate di salire qui sopra perché siamo pronti a buttarci giù”. Gli facevano eco gli altri, con slogan come “Sanatoria! Diritti per Tutti!”.

A quel punto la zona é stata raggiunta da decine di militanti del centro sociale Magazzino 47 e del comitato Diritti per Tutti, che per qualche minuto hanno fronteggiato le forze dell’ordine. Il vice questore ha dato personalmente l’ordine di caricare i manifestanti e disperdere la folla, formata in quel momento da una cinquantina di persone. Ne sono nati momenti di forte tensione, con spintoni, mangannellate, e persone che cadevano a terra colpiti durante la carica.

La polizia ha fermato 4 persone, tra queste Umberto Gobbi, portavoce del comitato Diritti per tutti .

Su di lui ora grava l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e istigazione a disobbedire alle leggi.

Ancora pochi minuti e partiva la seconda carica con altri fermi eseguiti dalle forze dell’ordine: di italiani e immigrati.

Per tutti l’accusa é di resistenza a pubblico ufficiale. Attorno alle 12, almeno 250 manifestanti si sono radunati in via San Faustino, vicino della chiesa parrocchiale. Dopo l’arrvo dell’onorevole Pierangelo Ferrari e di altri esponenti del Pd, la Questura ha annunciato che l’operazione era stata decisa dal comitato per l’ordine e la sicurezza e che pertanto il problema non era più politico ma di ordine pubblico.

Un vice questore presente sul posto ha rassicurato i manifestanti che ai sei avrebbero provveduto le forze dell’ordine, che non sarebbero mancati loro i viveri e che non avrebbero tentato di salire sulla gru.

I sei immigrati hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame e poco dopo le 13 giungeva la notizia dell’arresto di sei persone (quattro italiani e due immigrati) e dell’espulsione immediata per 12 stranieri, fermati durante la prima carica.

In questo momento almeno 500 persone presenti nella zona degli scontri, dando vita a un presidio spontaneo.La gente, a non più di 50 metri dalla gru sta intonando canti come “Bella Ciao” e slogan quali “Brescia Libera!”.

Il prefetto di Brescia, Narcisa Brassesco Pace ha convocato poco dopo le 18.00 una riunione del comitato di sicurezza per valutare la situazione dal punto di vista dell’ordine pubblico.

E intanto l’avv. Manlio Vicini del comitato diritti per tutti, che in queste ore sta assistendo le persone arrestate e gli immigrati sottoposti a provvedimeni di espulsione, ha usato parole dure nel corso di una conferenza stampa: “Se l’obbiettivo della Questura era quello di far sparire il presidio di solidarietà nei confronti dei sei immigrati sulla gru, questo obbiettivo é chiaramente fallito. E ne è testimonianza il fatto che qui, spontaneamente ci sono ora centinaia di persone. Questo non é un problema di ordine pubblico. E’ prima di tutto un problema politico che merita risposte politiche. E laa risposta non può che arrivare da Roma e dal ministero dell’Interno Maroni, perché non si può più andare vanti a suon di ultimatum o di aut-aut”.

Una richiesta questa pervenuta anche dal neo segretario della Cgi Susanna Camusso. “Noi- ha proseguito Vicini-siamo qui e ci restermo per dimostrare ai sei ragazzi che stanno lassù, che non sono lasciati soli e che non vengono abbandonati al loro destino”. Un destino che di ora in ora si fa sempre più difficile.

Tratto da il Fatto quotidiano / Istat

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