Rovato 5 stelle

22 novembre 2010

Rinnovati i Finanziamenti pubblici all’editoria

Oggi centinaia di imprese di grosse e piccole dimensioni chiudono, vengono ridotte o falliscono. In Italia c’è un settore invece che vive costantemente sulle spalle degli Italiani: l’editoria. Tutti i giornali incassano ogni anno una montagna di euro di contributo.

Ma perchè i soldi pubblici invece di andare dove c’è bisogno finiscono nei giornali di Italiani? L’unico giornale che non prende finanziamenti pubblici è il Fatto Quotidiano da cui abbiamo tratto un pezzo di articolo che parla di questo tema. Perchè un’editore, se il suo prodotto non rende e non è attraente verso i lettori non può fallire? Perchè se la carta costa troppo non si può passare a mezzi alternativi ( web, ipad etc…)?

Il 25 Aprile 2008 450.000 persone firmarono nello stesso giorno per dire basta ai contributi pubblici all’editoria. Veramente un giornale che regge la sua esistenza sulla presenza di un finanziamento pubblico del partito di turno di riferimento può considerarsi indipendente?

Paesi come Grecia, Irlanda e Gran Bretagna non prevedono aiuti diretti alla stampa, visto che, soprattutto nel sistema britannico, non esistono leggi sulla stampa ed i giornali sono, per lunga tradizione, indipendenti.

In Belgio, la Comunità Fiamminga eroga contributi settoriali per finanziare progetti specifici (promozione della lettura nelle scuole o tra i giovani, formazione ed aggiornamento professionale, trasferimento delle competenze tra le redazioni);

La Francia riserva i fondi per i giornali quotidiani stampati su carta in lingua francese, che non siano gratuiti, esistono inoltre altri tipi di agevolazioni destinati a finanziare l’acquisto di quotidiani nelle scuole, per assicurare la presenza dei giornalisti negli istituti scolastici e per sensibilizzare i giovani all’informazione.

In Spagna in realtà i contributi pubblici all’editoria sono stati soppressi nel 1991.

In Austria il regime di sostegno alla stampa prevede dei contributi diretti, l’importo dei quali è stabilito dalla Legge Finanziaria, che si dividono in aiuti per la diffusione, per la tutela del pluralismo regionale e per la promozione della qualità (formazione professionale dei giornalisti, reclutamento di corrispondenti esteri, promozione della lettura dei giornali nelle scuole e progetti di ricerca).

In Danimarca, nei Paesi Bassi ed in Portogallo gli aiuti alla stampa sono legati alla presentazione di progetti specifici.

In tutta la Comunità Europea quindi c’è un’attenzione molto forte nei confronti del settore editoria, affinchè si sviluppi una cultura dell’informazione che diventi garante della democrazia.

In Italia i soldi per i giornali amici si trovano sempre, ogni anno con un po di dramma in più.

I soldi per il 2011 saranno circa gli stessi del 2010, tutto sommato circa 180.000.000 di EU” dice soddisfatto il senatore del PD,Vincenzo Vita.

Nel maxi-emendamento alla Finanziaria, i soldi per l’editoria passano da 60 a 100 milioni che si aggiungono agli 80 già previsti (e ancora: 45 milioni per le radio e tv locali, 5 per i giornali italiani all’estero).

Da dove arriva questa manna? La C che fa la differenza.

Ai “maggiori oneri” si provvede “mediante riduzione lineare delle dotazioni di parte corrente alle autorizzazioni di spesa di cui alla tabella C”.

E la tabella C è quella in cui ci sono tutte le voci di spesa che, per convenzione, vengono finanziate a prescindere perché parte dell’attività caratteristica dei vari ministeri: dai risarcimenti per le vittime di terremoti a parte del finanziamento dell’autorita Antitrust.

Esultano tutti. “Un po’ di ossigeno”, titola Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, in prima pagina.

PER I FINIANI la priorità era salvare il Secolo, un giornale che vende circa 1.800 copie e nel 2009 ha chiuso il bilancio in perdita di un milione di euro

A voler essere pignoli, poi, bisogna ricordare l’altro giornale che interessa ad almeno uno dei finiani, il Roma della famiglia di Italo Bocchino, diffuso soprattutto a Napoli.

Circa 8.000 copie di venduto reale, debiti per 7,5 milioni, 354 mila euro di perdite e un imprescindibile stampella pubblica da 2,5 milioni di euro.

La grande spartizione dei contributi, però, non riguarda ovviamente solo i finiani.

Gli osservatori molto interessati di quello che succedeva in commissione erano tanti, a cominciare da Libero. Il quotidiano della famiglia Angelucci deve ancora ricevere sei milioni di euro all’anno per il 2008 e il 2009 che il dipartimento editoria non ha sbloccato, ma da cui dipende la solidità del bilancio dell’editoriale.

E Libero, quindi, non poteva rischiare una riduzione dei fondi per il 2011.

Idem il manifesto, con 19 milioni di euro di debiti e perdite per oltre 300 mila euro all’anno, ancora a forte rischio chiusura.

Stesso discorso per un quantità di giornali introvabili in edicola ma che incassano milionate ogni anno.

Uno per tutti:  l’Avanti di Valter Lavitola, poco conosciuto fino al suo coinvolgimento nella vicenda Fini-Montecarlo, per i suoi “scoop” caraibici su Saint Lucia.

Tratto da Il fatto quotidiano / Wikipedia / Minerva Riviste

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