Rovato 5 stelle

29 dicembre 2013

Banche, giù le mani dalla città

laura_gamba_discorso_brescia_consiglioQuello che dirò oggi non piacerà a molti o forse riuscirà, come spero, ad aprire una breccia nella coscienza E NELLA VISIONE DELLA SOCIETA’ di ognuno di noi ed ad avviare un ampio dibattito e confronto politico che esca dalla ristretta visione locale e vada oltre.

Zygmunt Bauman, teorizzatore della vita liquida, la chiama glocalizzazione, proponendo il motto del pensa globalmente ed agisci localmente.

Ed è da qui che io voglio partire per fare un discorso diverso, o provare a fare un discorso diverso che ci porti ad iniziare a chiederci se la politica dell’inevitabile, del non ci sono alternative, del ce lo chiede l’Europa non possa essere abbandonata una volta per tutte per tornare a riappropriarsi del suo vero ruolo.

Quello di prendere delle decisioni perché ce lo chiedono i cittadini.

Il primo punto di questa analisi e di questo dibattito che sarà il dibattito del prossimo imminente futuro è questo: siamo sicuri che svendendo pezzi di paese si possa risolvere la questione economica ed il dramma che i popoli stanno vivendo oggi?

La risposta è no. E non è perché lo dico io. E’ no perché ce lo dice la storia.
La storia insegna che le politiche capitalistiche declinate al neoliberismo ed alla
finanziarizzazione della società hanno miseramente fallito e, nonostante ciò continuano a perseverare in questo diabolico errore, perché vissute come dogmi.

Le politiche delle privatizzazioni hanno impoverito le società, hanno esautorato la politica dal suo ruolo di voce dei cittadini e di agorà pubblica, per renderla semplice esecutrice di scelte e decisioni prese altrove, nelle asettiche stanze del c.d.a di una banca o di un mostro a tre teste che si chiama Troika.

Questo modello bulimico di beni pubblici e beni comuni è in crisi strutturale almeno dagli anni 80, dopo avere traslocato in giro per il globo dal Cile di Pinochet, all’Inghilterra della Thatcher, passando per l’Italia di Craxi, con le disastrose privatizzazioni degli anni 90 fatte per favorire gli amici degli amici e che hanno spolpato il Paese di beni preziosissimi.
Sono arrivate nella Russia di Eltsin e Putin, in Grecia e stanno tornando con
sempre maggiore forza anche in Italia, o forse non sono mai finite, sono solo state più lente.

La forza che queste politiche di finanziarizzazione della società hanno è la forza dell’ineludibilità.
Si rende MORALMENTE E SOCIALMENTE ACCETTABILE, una progressiva rinuncia ai diritti,
alle tutele, alla qualità ambientale e del lavoro, che altrimenti non sarebbe accettata e lo si fa con la gradualità ed inculcando nel cittadini la convinzione che non vi siano vie di scampo.

L’Italia in forza di queste scelte non ha più una banca pubblica, è l’unico paese europeo che è passato dal 72% di partecipazione pubblica nelle banche allo 0%, mentre la Germania è scesa dal 62 al 51% la Francia dal 36 al 31%.
Avete privatizzato la Cassa Depositi e Prestiti, consegnando, di fatto i comuni
italiani in mano alla finanza bancaria dei derivati e dei titoli tossici.

Ora STATE VENDENDO PEZZI DELLA NOSTRA CITTA’ PER DARE UNA RISPOSTA ALLE BANCHE AVETE FATTO LA FUSIONE ASM A2A PER SALVARE BANCA INTESA E STATE SVENDENDO PEZZI DI ITTA’ TRA CUI CENTRALE DEL LATTE ED A2A PER FARE UN FAVORE A BANCA UBI, LA STESSA A CUI PROVIENE IL VOSTRO DIRETTORE GENERALE.

NON VENITE A DIRCI CHE LO STATE FACENDO PER IL BENE COMUNE PERCHE’ NON E’ LA VERITA’.

E’ OVVIO CHE SE SI VENDE UNA POLPETTA AVVELENATA NON SI PUO’ DIRE CHE E’ UNA POLPETTA AVVELENATA SI DICE CHE NON CI SONO ALTERNATIVE, che è l’unica cosa che ci è rimasta nel piatto, per CUi o si muore di fame o si muore con la pancia piena.

Veniamo a ciò che la Giunta propone di ratificare al consiglio comunale, perchè di sostanziale ratifica si tratta: avete già deciso tutto come vendere a chi vendere senza consultare i cittadini, senza fare uno straccio di assemblea pubblica, senza sentire i proprietari, in sostanza avete fatto tutto voi, NELLA CONVINZIONE ERRATA CHE BASTI UNA DELEGA PER PRENDERE DECISIONI SIMILI.

LA PROPOSTA DI CESSIONE DELLE QUOTE DI CENTRALE DEL LATTE FATTA IN QUESTO MODO, PSEUDO SOFT, IN CUI SI SPACCHETTANO LE QUOTE, SI DICE CHE CI SONO GARANZIE PER LA TERRITORIALITA’ E LA BRESCIANITA’ GLI STAKEHOLDERS CITTADINI E’IL PRIMO PASSO PER FARE ACCETTARE AI BRESCIANI QUESTA AMPUTAZIONE.

A prima vista, analizzando la proposta della Giunta sembra che la stessa sia tutelante, che offra garanzie e che sia di buonsenso.
Ma a voler vedere a fondo essa nasconde, magari anche nella inconsapevolezza di chi
oggi la voterà, in buona fede, l’avvio della privatizzazione totale di centrale del
Latte.

Ci è stato detto dal Sindaco che la riuscita dell’operazione che vede totalmente esclusi i cittadini sia dalla decisione che dalla possibilità di acquisto vero e non fatto per proclami, è DIFFICILISSIMA.
Che probabilmente non si riuscirà a vendere tutte le quote.
Ci è stato detto dal Presidente Dusina che questa operazione potrebbe avere un
valore ESPLORATIVO.
Cosa leggo io dietro a questa cosa?

La costruzione dell’alibi dell’inevitabiità.
Si pianta il primo seme, si mette la prima pietra.
Ci abbiamo provato a vendere la minoranza in pezzettini, ci abbiamo provato a
salvare a territorialità e un pezzo di cuore di questa città, ma non ci siamo riusciti ci dispiace, il MERCATO CI DICE CHE dobbiamo vendere il 51% o che dobbiamo venderla tutta.

E il gioco è fatto.
Magari di nuovo senza referendum, anche se noi, in tale eventualità ci muoveremo
per tempo per fare un referendum cittadino, forti anche del fatto che lo stesso attuale assessore al Bilancio, Panteghini ha dichiarato che sarebbe lui il primo proporre il ricorso al referendum in caso di cessione di quote che superi il 50%.

Centrale del Latte non va ceduta, né in questo modo-farsa che nasconde una polpetta avvelenata né in altro modo.

Non mi importa se è strategica se non lo è, se il Comune non deve fare il Latte e gli Yogurt, non mi importa

E’ una società PUBBLICA CHE RESISTE, che da utili al comune, i bresciani sono legati a questo piccolo gioiello di casa che costituisce un vanto ed una garanzia: negli utili anni ha fatto importanti investimenti, ha aumentato i dipendenti, si sta aprendo al mercato estero ed europeo e costituisce una garanzia per il futuro dei bresciani e per il bilancio comunale

LE GARANZIE DELLA POLITICA NON CI BASTANO PIU’

Ci era stato detto che dopo la quotazione in borsa di Asm avremmo contato di più e si è visto; ci è stato detto che con la fusione oltre all’extra dividendo avremmo avuto sempre garanzie di contare di più, della brescianità, dei dividendi garantiti del rilancio di Brescia e non si è visto nulla; ci è stato detto che la metropolitana era indispensabile e necessaria e soprattutto sostenibile finanziariamente, e non lo è quindi cosa dovremmo fare noi?
Fidarci di queste previsioni imbonitrici?
No signori Centrale non si deve vendere.

Qualcuno ha parlato di inserimento a Statuto del divieto di cessione delle quote, per 5 anni o 10 o quello che è…si ma dopo? Cosa stiamo facendo? Stiamo ragionando in vista delle prossime tornate elettorali o vogliamo fare un ragionamento politico di ampio respiro?
Noi non siamo qui per fare i ragionieri e per far vedere alla BCE quanto siamo
bravi a fare i compiti a casa, quando questi compiti sono odiosi, immorali, imposti
da chi non è stato eletto da nessuno, che si chiami Mario Draghi o Cristine Lagarde.

Il nostro voto sarà serenamente E CONVINTAMENTE contrario. Senza se e senza ma.

Laura Gamba Consigliere M5S Comune di Brescia

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