Rovato 5 stelle

2 gennaio 2014

Brescia, dobbiamo tornare ad avere una multi utility pubblica

Filed under: Economia,Proposte tematiche — rovato5stelle @ 07:00
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L'inceneritore di brescia splende in mezzo alle sue esalazione inquinanti

L’inceneritore di brescia splende in mezzo alle sue esalazione inquinanti

Io credo che la prima cosa vera da dire ai bresciani, per uscire da questa ipocrisia sia che oggi, con la cessione delle quote e la semplice riforma della governace, pur come detto prima condivisibile, Brescia possa trarre dei benefici, in termini di benessere, di qualità della vita, di salute, peso politico ed anche in termini economici.

Ci viene detto che dobbiamo vendere per forza pezzi di città per pagare il debito della metropolitana. Quella stessa metropolitana che doveva costare meno di 500 milioni di € e che è costata 1000 milioni! Qui si continua ad illudere i cittadini che rinunciando, poco a poco ad un pezzo di beni comuni, prima o poi si uscirà dal tunnel ma non è così.

E, come ho già detto ieri lo dimostra la storia. Rompere questi dogmi che ci vengono inculcati dagli anni 70 e’ un percorso lungo e faticoso ma che dobbiamo iniziare a fare insieme.

Certo e’ difficilissimo nel momento in cui il presidente della Fed americana che dice che “la teoria neoliberale non viene inficiata dal fatto che è scoppiata la crisi globale, la teoria rimane valida il problema è che non doveva scoppiare la crisi!”
Non sono le teorie assurde che questi ci propinano da anni come dogmi, in una sorta di agiografia del “privato è bello sempre”, del mercato risolve tutto ad avere fallito miseramente, ma è la realtà che ha deciso di non adeguarsi alla teoria!
Dove ci hanno portato queste politiche?
Ad avere una parte maggioritaria del pianeta che fa la fame ed una parte minoritaria che ha comprato tutto, a non avere più una società pubblica di telecomunicazioni, autostrade, banche pubbliche, una societa’ pubblica di gestione dei servizi pubblici essenziali.

Noi dobbiamo tornare ad avere una multiutility pubblica.

La Società Servizi Municipalizzati nacque nel 1907 con un referendum popolare, per la gestione del tramvai, poi con un successivo referendum nel 1909 si decise di estenderne i compiti anche alla produzione e distribuzione di energia elettrica.
E’ stata nel bene e nel male, con alcuni problemi distorsivi che andavano corretti in temi di in influenza sulla politica cittadina, perché ad un certo punto comandava più Capra di Corsini, un grande esempio di municipalità, non perfetto ma migliore di quello che oggi abbiamo.
Una azienda che ha smesso di fare gli interessi dei cittadini dopo la trasformazione in s.p.a. e che dopo la quotazione in borsa voluta sempre da Renzo Capra e sostenuta da Corsini ha fatto completamente sparire i cittadini dalle sue priorità.
In questo momento i cittadini spariscono completamente sostituiti dall’unico decisore: il mercato azionario.
Poi arrivò la fusione con Aem Milano nel 2008, tra la bresciana ricca e senza debiti, vocata all’industria e la milanese indebitata fino al collo e vocata alla finanza.
Fusione dove si trattò per oltre un anno e mezzo senza mai fare un referendum pubblico e senza mai coinvolgere veramente i cittadini nel processo decisionale, fatta come ho già detto ieri mattina per rispondere ad esigenze delle banche, tra cui Banca Intesa e non alle esigenze dei bresciani.
Tutti qui ricordiamo che la costosissima consulenza per la fusione venne fatta da Gregorio Gitti, figlio del parlamentare Dc, genero del banchiere bresciano Bazoli, oggi parlamentare per Scelta Civica.
Inutile rimarcare la posizione del m5s sulla fusione, sia nel modus operandi sia perchè venne venduta come benefica e non lo è stata nemmeno in termini di tariffe. Da incorniciare il discorso del sindaco Corsini pre-fusione dove elencava le garanzie ai bresciani, dal miglioramento del servizio, alla riduzione delle tariffe, al mantenimento dei dividendi, l’attenzione alla salute ed all’ambiente.
Non ne ha azzeccata nemmeno una!
Ora noi dobbiamo farci una domanda: cosa fa a2a, cos’è a2a per noi? E soprattutto quale è il ruolo pubblico del comune?
A2a gestisce ed offre servizi pubblici essenziali,alcuni dei quali in concessioni su reti pubbliche.
É proprietaria di assets strategici importanti, centrali idroelettiche e non solo.
É proprietaria del più grande inceneritore d’Europa e il suo businness per il futuro è solo ed esclusivamente bruciare il più possibile rifiuti speciali da tutta Italia e non solo.
E questo, oltre che contrario ai patti resi con la città è immorale, perché si fanno soldi sulla pelle e sulla salute dei cittadini.
E il rispetto che ha per l’azionista e per i cittadini bresciani si è visto dall’ultima intervista del direttore generale Rossetti al Corriere di pochi giorni fa, dove in barba alle dichiarazioni del comune sulla bacinizzazione provinciale ed in barba alle richieste che vengono anche da più fronti in città, compresi i comitati che oggi sono qua fuori a manifestare, e che vanno nella riduzione del tonnellaggio e chiusura della terza linea si dice “Io brucio rifiuti speciali da tutta Italia e non ho la minima intenzione di ridurre nulla e me ne frego di quello che pensa il mio azionista”. Ovviamente non ci dice che Brescia potrebbe anche fare a meno del’inceneritore, che il teleriscaldamento potrebbe anche chiudere subito la terza linea e chiudere progressivamente perché in Europa di fanno le smart grid termiche con la caldaie diffuse a cogenerazione.
Il comune deve uscire dal conflitto di interesse.
E per garantire che le decisioni che il comune prende siano orientate al perseguimento delle finalità proprie della pubblica amministrazione e non siano invece mosse solo da ragioni
economiche o finanziarie connesse all’attività dell’impresa posseduta, bisogna che i bresciani so riapproprino del potere di decidere. Baste deleghe!
L’unico modo per rimetter la politica al servizio del bene comune e non solo del business è la democrazia partecipativa. Costa tempo ed energie ma è l’unico modo che abbiamo per evitare che i come questa vengano prese da noi 4 gatti chiusi in questa aula consigliare.
E la scelta di privatizzare un pezzettino ancora, venduta come necessitata pur senza esserlo, e decisa da pochi senza alcun coinvolgimento dei cittadini nella decisione, senza informazioni, senza slancio, senza speranza, è una scelta di resa alla finanza.
Non possiamo pensare a nuove politiche di gestione dei rifiuti se non togliamo il sistema rifiuti dalle logiche del mercato che dice inceneritori e consumo di risorse.
Non usciamo dall’idea di una politica energetica fondata sui combustibili se non la smettiamo di immaginare che la politica energetica fatta solo dai mercati e dalle lobbies e non da scelte virtuose e coraggiose che partono dal basso.
Il comune di Brescia deve riappropriarsi della capacità decisionale sulla politica energetica e sulla politica di gestione dei rifiuti e aggiungo io di gestione dell’acqua pubblica e questa cosa la può fare solo se Brescia si riappropria dell’ente che gestisce ed eroga questi servizi.
L’esempio di come ciò sia possibile lo danno i referendum sull’acqua pubblica che sono stati uno straordinario esempio di partecipazione e di riappropriazione del diritto di decidere e che con il primo quesito, quello che ha abolito l’art 23 bis della legge 112/2008 sui servizi pubblici locali, hanno detto una cosa molto chiara: basta affidamenti di questi servizi ai privati, sì al ritorno alle società in house
Il risultato del referendum sull’acqua pubblica, che non è piaciuto alle lobbies e nemmeno a Renzi a dire il vero che è sempre stato favorevole alla privatizzazione dell’acqua, sono costantemente messi in pericolo dai poteri forti ed anche da una politica che cerca di aggirarli.
Come dimenticare il quesito n. 25 della BCE a Berlusconi nel 2011 che recita : “E’ possibile ottenere maggiori informazioni che spieghino quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque malgrado i risultati del recente referendum”.
Ecco questo è il rispetto che hanno questi signori della volontà popolare.

Il debito del comune ricade sulle spalle di tutti quindi è pubblico.
Allora noi vogliamo l’audit pubblica del debito: vogliamo sapere quanta parte del debito locale è dovuta a scelte condivise dalla cittadinanza e quanta no e vogliamo sapere dai bresciani, che però vanno informati, se sono d’accordo a vendere A2a e Centrale del latte per pagare questo debito che per me, ma è il mio giudizio personale, E’ UN DEBITO IMMORALE.

Io voglio che siano i bresciani a dirmi se gli sta bene seguire questo percorso che per noi è assurdo e dannoso per la città e se invece non gli sta bene.

Perchè non possiamo arrenderci all’idea che per pagare un debito, e per rispettare ad ogni costo un patto di stabilità assurdo, immorale che crea una manovra finanziaria aggiuntiva surretizia, si tolgano diritti e servizi alle persone, soprattutto se questo debito è stato creato in maniera verticistica e senza condivisione.

Nel caso di Brescia, poi, boicottando un referendum consultivo, che non raggiunse il quorum per pochissimo chiudendo le urne due ore prima, con buona pace per la democrazia.

E a proposito di condivisione, dico la mia anche su questo osservatorio per l’acqua bene comune, di cui sono già stati decisi componenti e competenze e che e’ un po’ di fumo negli occhi ai bresciani, fatta con un metodo non condiviso: i comitati ambientalisti per la cronaca non ne sapevano nulla e vengono coinvolti del processo decisionale solo dopo che le decisioni sono state prese. Qui c’è bisogno di un pò di lezioni di ripetizione.

Il primo debito che va saldato è quello con la salute, il benessere, la qualità della vita delle persone. Se siamo tutti sulla stessa barca tutti dobbiamo potere decidere dove deve andare questa barca e come e come viene utilizzata la ricchezza economica del comune e del paese.

Qui signori il discorso che oggi dobbiamo fare non riguarda solo A2a e Centrale de Latte riguarda il nostro futuro, riguarda il pareggio di bilancio in costituzione, riguarda il fiscal compact, riguarda il ruolo dei sindaci in questo paese.

Gli enti locali sono il terminale di queste politiche assurde a cui ci si deve opporre con forza, così come avrebbe dovuto opporsi con forza alla privatizzazione nel 2003 della Cassa Depositi e Prestiti, voluta da Berlusconi ma sulla quale il PD non ha mai fatto opposizione (stranamente aggiungo io) e che va di nuovo resa pubblica.

Devono opporsi a ciò che sta facendo F2i di Gamberale che si propone come partner ideale per la privatizzazione dei servizi pubblici a rete,compresa l’acqua in barba al referendum CDP lo fa anche con il fondo strategico italiano, che sta lavorando per costruire e favorire la creazione di questi mega mostri delle super multi utilities, come successo in Emilia Romagna.

I sindaci, quindi, devono decidere se sono l’ultimo terminale di attuazione di queste politiche suicide, di esproprio dei cittadini e sono consapevoli di favorire la fine degli enti locali o se sono i rappresentanti dei cittadini e come tali si fanno portavoce di un conflitto aperto con le politiche di austerità, assurdamente incarnate nel patto di stabilità criticato da tutti ma rispettato dai più, per dire chiaramente che nessuna politica economica può recare pregiudizi alla vita, ai diritti al benessere delle persone.

E questo debbono fare, comprendendo che è necessario, e la cosa la devono comprendere anche i cittadini: non ci sono più deleghe.
La democrazia va riconquistata ed i cittadini devono essere consapevoli che, come è successo per lo straordinario successo dei forum per l’acqua pubblica, debbono impegnarsi, metterci del loro, dedicare tempo riprendendosi il loro posto nei meccanismo decisionale, smettendo di chiedere ma dicendo solo di riprendersi ciò che ci apppartiene.

Ognuno deve fare il suo pezzo e gli amministratori pubblici debbono piantarla di vendere e svendere ciò che non appartiene loro.
Noi diciamo no alla alienazione delle quote di A2a, non solo per una questione di metodo, perchè avete già deciso tutto, eludendo il confronto pubblico con i veri proprietari di A2a che sono i cittadini, omettendo qualsiasi minima possibilità di informazione vera, e continuando a perseverare nell’ipocrisia di poter decidere delle sorti della società quotata solo cambiando il sistema della governance.
Diciamo no perchè tutto ciò che entrerà da questa ennesima e non ultima svendita del patrimonio pubblico, che verrà fatta anche con un sistema di cessione accelerato detto a.b.b. (accelerated bookbuilding) con sconti agli investitori istituzionali, verrà risucchiato dal quel cappio al collo che si chiama metropolitana.

La parola d’ordine per il futuro è combattere in ogni luogo il patto di stabilità opponendosi agli assurdi criteri di virtuosità imposti da uno stato non sovrano che tra gli altri compiti a casa deve tagliare le spese anche nel sociale, aumentare le tasse, aumentare le tariffe e privatizzare ed esternalizzare, e i prossimi beni comuni sulla lista della spesa delle lobbies sono la sanità e la scuola.

Si tratta di decidere se scrivere la parola fine all’esperienza degli enti locali e della loro funzione sociale, nel campo della programmazione strategica dei territorio, del welfare dei servizi pubblici o se alzare lo sguardo e la testa ed andare oltre.

Perché è inutile continuare a dire che l’equilibrio di bilancio ed il patto di stabilità sono assurdi ed insostenibili se poi non facciamo niente e continuiamo a rispettare queste regole assurde…Con Fassino #facciunaprevisione Presidente di ANCI, ed anche messo recentemente in C.d.p. poi, non andiamo da nessuna parte..che Mister Magoo vede più lontano di lui!

Noi vogliamo andare oltre e vogliamo che il comune anche a costo di rompere il patto di stabilita’ o creare un disequilibrio di bilancio si faccia precursore di una nuova finanza pubblica sociale e di una nuova gestione pubblica dei beni comuni.

Laura Gamba – Consigliere comunale M5S Brescia

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