Rovato 5 stelle

6 aprile 2014

La TAV cancella il 20% della superficie ricoperta oggi da vigneti

brebemi_02L’allarme dei produttori: «i lavori cancelleranno il 20% della superficie vitata». Tra i paesi interessati Desenzano, Pozzolengo e Peschiera per una quarantina di aziende.

«Il Consorzio Tutela Lugana doc – l’ha messo nero su bianco l’assemblea dei soci dello scorso 20 febbraio – non accetta così come è stato concepito il passaggio Tav in area Lugana, come peraltro già comunicato e ribadito in più occasioni nel corso dei vari anni a tutti i livelli istituzionali».

Una delle soluzioni possibili – sottolineano i produttori vinicoli che corrono il rischio di perdere, a causa della Tav, dai 225 ai 245 ettari di vigneto – potrebbe essere «il potenziamento della linea storica, inteso come utilizzo degli attuali binari ma con più treni in transito aiutati dalle nuove tecnologie elettroniche per il controllo a distanza. Altrimenti quella del passaggio sottoterra con galleria naturale o sotto di 4-5 metri dal livello del terreno attuale in galleria artificiale». Espressioni caute, queste, com’è guardingo e tutto sommato di basso profilo il tono del contendere – almeno fino a questo momento – che inevitabilmente contrappone i produttori vinicoli alle Ferrovie.

Il tracciato definitivo non è ancora stato definito e forse ciò induce alla prudenza, ma è fuori discussione che l’impatto sulla produzione di uno dei migliori e blasonati vini bianchi italiani, stando alle ipotesi sul tappeto, sarebbe molto importante.

Forse troppo. Dai dati forniti dal Consorzio, i 9 chilometri di binari in lunghezza ai quali vanno aggiunti 150 metri di larghezza comprensivi della fascia di rispetto, comportano il sacruificio di circa 135 ettari di vigneti da estirpare ed espropriare ai quali vanno aggiunti altri 80/90 ettari per le aree di cantiere e lo spostamento ed ampliamento di 9 cavalcavia autostradali. In pratica, una perdita di 225/245 ettari di terreno pari a circa il 20% dell’intera superficie vitata del Lugana. Il tracciato finora indicato prevede il passaggio a sud dell’autostrada Milano – Venezia e lo stretto affiancamento alla stessa.

Tre i comuni interessati: Desenzano, Pozzolengo e Peschiera. Di assoluto rilievo l’impatto a Desenzano: circa 5 chilometri di attraversamento, una quindicina di aziende interessate per una superficie di esproprio di circa 75 ettari ai quali vanno aggiunti altri 50/60 per le aree di cantiere e lo spostamento di 6 cavalcavia autostradali. Questo aspetto coinvolge un’altra decina di aziende. Complessivamente l’esproprio sarà di 125/135 ettari per circa 25 aziende.
A Pozzolengo l’attraversamento toccherà circa 2 chilometri, l’esproprio interesserà 3 aziende per una superficie di circa 30 ettari ai quali vanno aggiunti altri 10/15 per lo spostamento e l’allungamento di 2 cavalcavia autostradali. Nella vicina Peschiera del Garda, in territorio veronese, i binari correranno su circa 2,5 chilometri: l’esproprio interesserà una decina di aziende per una superficie di esproprio di circa 35 ettari ai quali vanno sommati altri 25/30 per i soliti cantieri e lo spostamento/allungamento di 3 cavalcavia autostradali.

Molto significative le ricadute anche sul fronte finanziario. Il valore fondiario ad ettaro (1o mila metri quadrati) va infatti dai 300mila ai 350mila euro ad ettaro che, nel caso di esproprio a proprietario coltivatore diretto triplica per legge in quanto ricomprende i mancati redditi futuri e il danno aziendale d’impresa. A titolo indicativo, considerando il prezzo medio di 325mila euro ad ettaro, l’investimento necessario per l’esproprio di 225 ettari sarebbe di 73,125 milioni di euro che diventerebbero 79,625 milioni nel caso di 245 ettari. Cifre imponenti.

Consideriamo ora l’aspetto agricolo, cioè il mancato reddito derivante dall’esproprio. Un ettaro di vigneto (produzione di circa 12.500 Kg di uva a 1,6 euro al Kg) produce 20mila euro di sola uva. Tenuto conto che da un ettaro si possono ottenere circa 8.750 litri di vino al valore di 3-3,20 euro al litro, il valore del vino sfuso ad ettaro varia da 26.250 a 28mila euro ad ettaro. Tenuto conto che, sempre ad ettaro, si possono ottenere circa 11.600 bottiglie, il ricavato ad ettaro del vino passa a 58.300 euro circa.

A questo punto moltiplicando 58.300 euro per 225 e 245 ettari si raggiungerebbe la ragguardevole somma di 13,175 e 14,283 milioni di mancato fatturato. Cifre molto importanti che andrebbero a ricadere su un territorio ristretto e che colpirebbe molto pesantemente un’attività economica che ha retto benissimo alla crisi grazie alla qualità intrinseca dei suoi vini. Qualità che deriva in misura primaria proprio dalla natura dei terreni (nell’accezione pedologica), composti da argille di natura sedimentaria, prevalentemente calcaree, ricchi di sali minerali che conferiscono al Lugana quelle caratteristiche di salinità e piacevolezza che ne fanno, se non unicum, di certo un prodotto di non comune reperimento. E forse mai come nel caso del Lugana il famoso «terroir» – che corre il rischio di essere falcidiato per il 20% – assume una rilevanza netta e preponderante.

La Tav è opera troppo importante per essere messa in discussione, ma è altrettanto doveroso attutire al massimo, secondo scienza e coscienza anche territoriale, gli impatti negativi su un ambiente, com’è quello basso gardesano, già maltrattato. Forse ai viticoltori locali conviene rivolgere una prece a san Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine dei monaci Vallombrosani e patrono dei forestali, che intorno alla metà del 1100 eressero il Cenobio di san Vigilio (oggi in comune di Pozzolengo, noto localmente come la Badia) a testimoniare l’importanza dell’antichissima «Silva Lucana» che altro non è se non la madre «geologica» dei terreni che oggi danno vita allo splendido vino Lugana.

Tratto da Brescia Point

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