Rovato 5 stelle

13 giugno 2014

LEX: proposta di incentivazione Car Sharing / Car Pooling

Filed under: Good News,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle,Trasporti — rovato5stelle @ 07:00
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carpooling_m5sNonostante la crisi del mercato dell’automobile e il rilevante calo delle immatricolazioni che, secondo l’Unrae (Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia), nel 2013 ha toccato il -7,1%, le auto private italiane sono più di 37 milioni, il numero più alto in Europa e sono responsabili di inquinamento, congestione, incidenti, consumo del suolo tra i più alti in Europa.

Il parco circolante tra il 2008 e il 2012 è aumentato del 2,73%, cioè di 986.612 autovetture. Il nostro Paese è da sempre legato ad una solida tradizione motoristica ed in particolare le automobili, rimangono in testa ai principali mezzi di trasporto scelti per spostarsi nelle città della Penisola (93%), la maggioranza degli italiani continua a considerare l’auto personale come il mezzo di trasporto preferito e secondo una ricerca Deloitte, due su tre, hanno intenzione di acquistarne una nei prossimi tre anni. Il tasso di motorizzazione e di pluri-motorizzazione delle famiglie italiane è tra i più alti d’Europa. Abbiamo un primato europeo anche sulle vendite ai privati mentre è bassa la quota di auto vendute alle aziende, ciò significa che l’automobile in Italia rimane un “bene passionale”, un bene che i privati desiderano acquistare, possedere e mantenere a proprie spese. Si desidera conservare la proprietà della propria auto.

La crisi finanziaria ha in parte però incrinato questa tendenza: i proprietari di auto sono diventati sempre più sensibili all’aumento dei prezzi del carburante, all’aumento dei costi di parcheggio e alle imposizioni locali quali pedaggi e tasse sul traffico. Secondo il Rapporto sulla mobilità in Italia, realizzato da Isfort in collaborazione con il Centro ricerche Hermes e le associazioni di trasporto Asstra e Anav, dal 2008 al 2012 il numero degli spostamenti non ha fatto che calare, passando nel giorno medio feriale, dai 128 milioni del 2008 ai 97,5 del 2012, una riduzione del -23,9%. La crisi della mobilità si traduce in perdita di spostamenti di tutti i modi di trasporto (pubblico e privato) nel 2012, come mostra la variazione della dinamica degli spostamenti per mezzi di trasporto motorizzati in ambito urbano: rispetto al 2011, l’automobile perde il 16,2%, degli spostamenti, e ancora peggio motocicli e ciclomotori che perdono il 38,9 % degli spostamenti, anche l’uso dei mezzi pubblici scende ma solo del 6,6%. In ambito extraurbano, invece, nel 2012 l’auto mantiene la posizione di mercato aumentando la quota modale di 1,7%, mentre i mezzi pubblici perdono dell’1,8%.

Se pure la riduzione dell’uso dell’automobile è auspicabile, è pur vero che il trasporto pubblico locale non è in grado da solo di garantire tutte le esigenze di mobilità e che, soprattutto negli ultimi anni, è in forte affanno con il progressivo taglio dei fondi subito dalle Regioni. Tutti questi fattori insieme, la disponibilità di un considerevole parco auto private in circolazione, l’aumento dei costi per il mantenimento dell’automobile e, non da ultimo, la scarsità di risorse destinate al trasporto pubblico locale, fanno dell’Italia il Paese ideale per sperimentare nuove forme di mobilità, anche basate sulla condivisione dell’uso degli autoveicoli.
Si tratta, in definitiva, di una applicazione al settore del trasporto della cosiddetta sharing economy, una forma di economia della condivisione in via di diffusione soprattutto nei Paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti che, secondo economisti di fama internazionale, rappresenta una rivoluzione che potrebbe addirittura mettere in discussione il capitalismo. La sharing economy, nata nel mondo virtuale (il sistema operativo Linux o l’enciclopedia Wikipedia sono gli esempi più rappresentativi), si sta infatti allargando a qualsiasi tipo di oggetto o competenza.

Nel settore del trasporto, appunto, esistono già da diverso tempo iniziative rappresentative del fenomeno che hanno anche il pregio di garantire una mobilità maggiormente sostenibile. Si tratta del car sharing, ovvero l’uso, su prenotazione, di automobili dislocate in precisi punti del territorio, il car pooling, ovvero la condivisione di un’auto privata da parte di un gruppo di persone che si muovono per lavoro, studio o altre attività lungo lo stesso percorso e nei medesimi orari o, ancora, il ride sharing, moderna rivisitazione dell’autostop. La conoscenza e la diffusione di queste forme di sharing economy applicate alla mobilità è però in Italia molto ridotta rispetto agli altri Paesi europei.

L’incentivazione di tali forme innovative di mobilità è fondamentale se consideriamo che, nel 2050, secondo la Fao, il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, rispetto all’attuale 49%. In questa prospettiva è fondamentale soprattutto sviluppare misure di car pooling e ride sharing che, a differenza del car sharing, si basano sulla condivisione del veicolo tra più utenti nello stesso spazio arco-temporale, garantendo così un aumento del tasso di occupazione del veicolo (coefficiente di riempimento) con tutto ciò che ne deriva.

La mobilità in Italia e’ sempre più un fenomeno locale con spostamenti a breve raggio che, per lo più, avvengono all’interno della città, la somma degli spostamenti passeggeri al di sotto di 10 Km vale infatti il 70% del totale, quindi aumentare il tasso di occupazione dei veicoli in città che oggi è di 1,2 passeggeri, comporterebbe un immediato abbattimento della congestione del traffico veicolare e dell’inquinamento, un risparmio energetico nonché una riduzione del rischio di incidentalità e un’ottimizzazione dei parcheggi delle vetture. Se si viaggiasse con automobili piene, condividendo i posti liberi, si risparmierebbero ogni anno ben 40 miliardi di tonnellate di CO2.

Il car pooling e il ride sharing potrebbero quindi dare quel considerevole contributo nel raggiungimento degli obiettivi europei in termini di emissioni di CO2 che i metodi tradizionali del blocco della circolazione e il metodo delle targhe alterne non sembrano più riuscire a dare. Smog oltre i livelli consentiti è stato registrato da Legambiente in 43 città delle 91 monitorate nel 2013, mentre nei primi 36 giorni del 2014 in alcune città si erano stati già registrati oltre venti giorni di superamento e, tra i capoluoghi di regione, sette avevano superato già per oltre dieci giorni il limite medio giornaliero stabilito dalla legge per il PM10 (il limite medio giornaliero di polveri sottili e’ di 50 microgrammi per metro cubo stabilito dalla legge).

Inoltre, la congestione in Italia costa l’1,5% del PIL, ovvero più di 20 miliardi di euro (Ambrosetti 2012). A livello di singolo utente questo implica che il costo aggiuntivo delle ore trascorse nel traffico, in alcune città, può superare anche i 1000 euro annui per un utente del trasporto privato e 600 per un utente del trasporto pubblico. Oltre ai costi sociali, ci sono poi quelli individuali: il costo medio dell’automobile per singolo automobilista è di 5.500 euro l’anno (Fondazione Caracciolo, 2007), mentre in termini di costi di trasporto, secondo uno dei principali operatori di car pooling, i vantaggi per gli utenti sarebbero stati quantificati in 55 miliardi di euro in benzina e pedaggi, cifra pari al 3,5% del Pil italiano, con un abbattimento dei costi di trasporto che può arrivare quasi al 50% per le tratte medio lunghe e, per chi mette a disposizione la propria auto, fino al 75%. Vale la pena sottolineare però che non si parla ovviamente di un guadagno di un risparmio in quanto il car pooling non è un’attività commerciale ma un fenomeno sociale spontaneo che facilitato dalla rete internet e dallo sviluppo delle nuove tecnologie promuove l’incontro tra domanda e offerta senza intermediari.

Va comunque evidenziato che il car pooling è già, a livello normativo, tra le principali applicazioni del principio di mobilità sostenibile. Infatti il decreto del Ministero dell’Ambiente 27 marzo 1998 sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane (GU. N. 179 del 3 agosto 1998) ha già previsto che i Comuni incentivino “associazioni o imprese ad organizzare servizi di uso collettivo ottimale delle autovetture” anche se solo nel caso siano realizzate con veicoli ad abbattimento di emissioni inquinanti. La legge 24 novembre 2000, n. 340 ha inoltre istituito i Piani di Mobilità urbana (PUM) che hanno tra gli obiettivi anche quello di minimizzare l’uso individuale dell’automobile privata, nonché l’incremento della capacità di trasporto e l’aumento della percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi anche con soluzioni di car pooling e car sharing. Ma la normativa nazionale non si spinge oltre l’emissione di un principio e i risultati, dal 1998 sono stati poco rilevanti sebbene numerosi Comuni e Province abbiano promosso forme di car pooling.

Per rendere reali e consistenti i vantaggi sociali, economici e ambientali offerti dal car pooling, il sistema deve però innanzitutto uscire da un uso di nicchia puntando ad ampliare il suo bacino di utenti e a divenire anche uno strumento di mobilità urbana di uso quotidiano e non, solamente, uno strumento per una ristretta nicchia di persone, “pionieri” della mobilità alternativa, che lo utilizzano, come attualmente accade, saltuariamente e principalmente in ambito extraurbano.

In secondo luogo, per sviluppare queste nuove forme di mobilità, è necessario destinare fondi all’effettivo sostegno di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione del settore. Si pensi in particolare alla ricerca in ingegneria elettronica ed informatica al fine di realizzare software, piattaforme web e nuovi strumenti o tecnologie ITS che vadano nella direzione di migliorare l’incrocio di dati e di rendere il car pooling sempre più funzionale, tracciabile, certificabile ed in qualche modo più sicuro.

In conclusione, la presente proposta di legge si compone di quattro articoli:

  1. l’articolo 1 definisce le finalità della presente legge
  2. l’articolo 2 fornisce una definizione normativa del car pooling atta a distinguerla da un’attività di impresa e nello specifico da servizio di taxi o ncc, escludendone qualsiasi possibilità di lucro
  3. All’articolo 3 si prevedono forme di promozione e informazione degli utenti da realizzarsi attraverso un obbligo (comma 1) per tutti gli enti pubblici e per le imprese con più di 300 addetti a riservare sul loro sito internet uno spazio alle informazioni sul car pooling e agli operatori. Questi soggetti diventano in pratica parte attiva di un processo di informazione e formazione dei cittadini essendo responsabilizzate nel dover fornire informazioni ai propri dipendenti o clienti sui sistemi di mobilità alternativa per muoversi ed in particolare per raggiungere le proprie sedi. Questa disposizione si pone l’obiettivo di raggiungere grandi bacini di potenziali utenti quali possono essere appunto gli enti pubblici e le grandi aziende. Si punta in pratica ad estendere l’ambito e gli strumenti del già sopra menzionato decreto interministeriale del 27 marzo 1998 sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane. In quel caso infatti le previsioni erano destinate ad avere efficacia solo all’interno di comuni a rischio di inquinamento atmosferico individuati dal decreto del Ministro dell’ambiente del 25 novembre 1994 e dalle Regioni e si obbligava le imprese con più di 800 addetti e solo gli enti pubblici con più di 300 dipendenti ad adottare un piano degli spostamenti casa-lavoro finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo privato e a nominare un responsabile della mobilità. Con la previsione contenuta nella presente proposta si punta invece a coinvolgere tutte le grandi imprese sul territorio nazionale e tutti gli enti pubblici senza più alcuna distinzione dimensionale, dando a questi soggetti uno strumento in più per dare concretezza alle misure di mobilità sostenibile. Con i commi 2 e 3 dell’articolo 3 garantiscono poi l’effettiva applicazione della misura con la previsione di sanzioni dirette nei confronti di enti pubblici e delle grandi imprese che non danno accesso ai loro siti agli operatori di car pooling. Al comma 4 dell’articolo 3 si prevedono campagne annuali di informazione e di educazione alla mobilità alternativa e sostenibile, con riguardo al car pooling, promosse dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
  4. L’articolo 4 infine prevede invece di rendere espressamente fruibile a progetti di sviluppo di car pooling il fondo per la crescita sostenibile.

di Michele dell’Orco – Idee da proporre? Partecipa alla discussione su LEX | Non puoi accedere? Iscriviti al M5S

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