Rovato 5 stelle

22 aprile 2015

Fuori dall’euro: è possibile firmare il referendum presso gli uffici comunali di Rovato

no-euro-906x660Dai principi di base economici non si scappa. Nonostante l’ignoranza, la presunzione o la criminalità di chi ha introdotto l’Euro in Italia, come Romano Prodi o Giuliano Amato, la moneta deve essere lo specchio dell’economia di un Paese. Consentite la semplicità del paragone: proprio come un paio di scarpe, chi calza il 38 non camminerà bene con il 40.

Quando economie profondamente differenti come quelle europee hanno adottato la stessa moneta Euro, si è creato uno squilibrio che ha generato le sue gravi conseguenze giorno dopo giorno. Tutti i Paesi del Sud, che avevano monete più deboli dell’Euro, si sono ritrovati dall’oggi al domani con una moneta troppo forte e quindi incentivati ad acquistare prodotti esteri grazie al cambio vantaggioso. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare arance dall’Austria – come imposto dalle quote nazionali europee – prima o poi i miei agricoltori chiuderanno. Ovvio, tuttavia, che se continuo a comprare BMW le mie aziende meccaniche chiuderanno. E con loro si perderanno i salari. E con loro si arresteranno gli acquisti interni. E mentre le aziende chiudono, anche lo Stato sarà costretto a rifornirsi dall’estero, aumentando il proprio debito pubblico… Attenzione allora! Gli Stati meridionali non hanno aumentato il debito perché “spendaccioni-brutti e cattivi” ma a causa dell’Euro! Guarda caso, la crisi del debito pubblico ha colpito Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Francia in ordine cronologico in relazione alla debolezza delle loro monete. Che coincidenza…

Chiaramente nei Paesi che avevano monete più forti dell’Euro si avvera la situazione complementare, con aumento delle esportazioni. Il sistema economico è chiuso. Se aumentano le importazioni in determinati Paesi, specularmente aumentano le esportazioni in altri. Caso vuole, che dall’adozione dell’Euro ad oggi le bilance commerciali dell’Italia e della Germania si siano invertite: le esportazioni dell’Italia sono cioè diventate esportazioni della Germania. Inoltre, se le economie del Sud non possono più contare sulla svalutazione monetaria per garantire competitività nelle esportazioni, allora non rimane loro che puntare sulla svalutazione interna, cioè abbassare i salari, creando povertà (come ammesso perfino da Mario Monti, il primo al servizio dell’Austerity in Italia, seguito da Enrico Letta e dall’attuale Matteo Renzi). Dura la legge dell’economia. Ma inevitabile. Ed in Italia oramai, con la disoccupazione alle stelle, tutto questo si tocca con mano. Adottando l’Euro, i Paesi rinunciano alla propria sovranità monetaria, perdendo il potere della Banca centrale di stampare moneta. In Italia il processo preparativo all’Euro è iniziato nel 1981, con il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro e quindi l’impossibilità della Banca di acquistare titoli di Stato per farne abbassare il prezzo sul mercato. Oggi il prezzo dei titoli è vittima del ricatto dei mercati finanziari, delle banche private internazionali, come la Goldman Sachs, uniche finanziatrici del debito pubblico.

Oggi gli Stati, per garantire i servizi ai cittadini, sono costretti ad indebitarsi verso enti esterni, pagando interessi. Attenzione allora! Gli Stati non aumentano il proprio debito perché sono “spendaccioni-brutti e cattivi” ma perché hanno rinunciato ad autofinanziarsi! Non fraintendiamo. Non è corretta una politica espansiva d’eccesso ed indiscriminata. Ma una politica monetaria in funzione di un piano economico è alla base della gestione economica sana di uno Stato sovrano. Ad esempio, l’America, dopo la crisi dei derivati del 2007, si è rapidamente risollevata grazie alla possibilità della sua Banca, la FED, Federal Reserve, di stampare moneta.

L’Europa, invece, subisce ancora oggi le conseguenze degli errori americani. Tutto quanto è stato imposto agli Stati europei con l’Euro è volto o a tagliare la spesa pubblica, per traghettare il denaro dello Stato verso gli istituti finanziari privati o ad aumentare le tasse all’economia reale, per finanziare meccanismi risucchiati dagli stessi istituti finanziari privati: vedasi il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact, il MES o le operazioni della BCE, Banca Centrale Europea, di LTRO, TLTRO e QE.

Brevemente:

  • Il pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione italiana sia dal PD che dall’ “ex-PDL”, impone che quanto raccolto in tasse sia pari a quanto speso in servizi. Questo equivale ad economia stagnante perché se lo Stato raccoglie tanto quanto immette nel Paese, nulla rimane al suo sistema produttivo da investire o ai privati in risparmio.
  • Il Fiscal Compact impone all’Italia di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse per 50 miliardi circa all’anno per 20 anni, per ridurre al 60% il rapporto debito/PIL. Peccato che, come spiega l’economista John Maynard Keynes, ad ogni taglio della spesa pubblica consegue una maggiore decrescita del PIL, per cui si ottiene di fatto l’effetto inverso: il peggioramento del rapporto. Non a caso, con le recenti politiche di Austerity, gli Stati meridionali vedono il proprio debito crescere. Inoltre, se ricordiamo come fu difficile raccimolare una tantum i pochi miliardini che si contavano sulle dita di una mano per l’IMU, traete voi le conclusioni…
  • Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevede che Germania, Francia ed Italia finanzino “una pentola unica” che salvi le banche -attenzione! Non i cittadini- dei Paesi meridionali come la Grecia, le quali li restituiranno ai loro principali creditori, ovvero le banche tedesche e francesi. Ebbene sì, avete capito bene, per gli italiani oltre il danno (essere etichettati come spendaccioni), anche la beffa (pur essendo in recessione, devono ripagare l’esposizione delle banche tedesche e francesi che hanno speculato sugli alti rendimenti dei titoli periferici, a differenza delle banche italiane che, per corretta politica interna, non si sono esposte verso quegli Stati).
  • LTRO, Long Term Refinancing Operation (Operazione di Rifinanziamento a Lungo Termine) e più recenti, TLTRO, Targeted Long Term Refinancing Operation (Operazione di Refinanziamento a Lungo Termine “Targhettizzata”, a destinatario definito), sono immissioni di denaro a costo irrisorio (es: 1%) dalla BCE alle banche private nazionali, affinché le stesse acquistino titoli di Stato nel primo caso o li prestino all’economia reale nel secondo, formalmente, perché di fatto esiste il probabilissimo evento che i TLTRO vengano utilizzati dalle banche per restituire alla BCE gli LTRO.
  • QE, Quantitative Easing (Alleggerimento Quantitativo), immissione di liquidità da parte della BCE verso le bache centrali nazionali affinché acquistino titoli di debito pubblico. Gli stessi saranno sotto legislazione internazionale per cui, qualora l’Italia tornasse alla Lira, la Banca d’Italia sarebbe costretta a ripagare questi debiti in Euro. Operazione quindi a tutela dei Paesi creditori come la Germania.

Attualmente, infatti, la maggior parte del debito italiano è sotto legislazione italiana e quindi ripagabile in rapporto 1:1 in Lira qualora l’Italia optasse per il recupero della propria moneta e la conseguete svalutazione che oscillerebbe tra il 20 ed il 30%. Debito ripagato senza default quindi, perché come da contratto con il creditore. Ma alla Germania non converrebbe ricevere “100 Lire “– svalutate – al posto di “100 Euro”! Ecco che allora, guarda caso, con l’operazione QE, la BCE inizia il percorso di ridenominazione del debito in legislazione internazionale, a tutela dei creditori, nella consapevolezza che l’Euro salterà. La BCE fa gli interessi europei o tedeschi?

L’Italia ha un tessuto produttivo straordinario ed ancora il vantaggio della maggior parte del debito, sia pubblico che privato, sotto legislazione italiana. Due condizioni che ci mettono in una posizione ben migliore della Grecia per uscire dall’Euro. E nonostante ciò, recenti studi dell’Agenzia di Rating Standard &Poor’s dicono che persino la Grecia trarrebbe vantaggio, nel lungo termine, ad uscire dall’Euro.

Non crediamo più agli spauracchi dell’Europa unita contro la Cina. L’unico Paese che guadagna in competitività contro la Cina è la Germania, che trova manodopera a basso costo nel Sud europeo ed assorbe il totale delle esportazioni. Fuori dall’Euro la Libertà attende gli Italiani. Uscire dall’Euro è possibile proprio come ci si è entrati. Con un Referendum.

Il gruppo del Meetup di Rovato, raccoglie le firme per la legge di iniziativa popolare che consentirà di indire il Referendum per decidere sul futuro dell’Euro.

Firma anche tu presso l’ufficio Anagrafe del comune di Rovato.

Orari:

  • Lunedi 9.00-13.00 /14.30-18.30;
  • Giovedi 14.30-18.00;
  • Martedi, Mercoledi e Venerdi 9.00-13.00;
  • Sabato 9.00-11.30

Se vuoi contattarci per renderti partecipe a migliorare la tua Citta’, ti aspettiamo ogni Mercoledi sera dalle ore21 presso la birreria “Mercareo” in via Martinengo Cesaresco, 47 ( zona Mercato/ Polizia Municipale).

Michela Apostoli – Meetup Rovato

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