Rovato 5 stelle

3 maggio 2015

Pesticidi in Franciacorta: gli effetti sulla salute

camossi_pesticidiUn’altra strana primavera è alle porte. Quando sugli alberi saranno spuntate le prime foglie e l’erba novella avrà cominciato a crescere, proprio in quel momento si comincerà a scorgere un irreale rinsecchimento della vegetazione ai lati delle statali e delle provinciali, dei campi e delle vigne, come pure nei centri abitati del Sebino e della Franciacorta.

Ma come può essere?

In primavera con il trascorrere delle settimane il verde nella sua condizione naturale muta in tante sfumature di colori che mostrano il grado di maturazione delle varie coltivazioni e fioriture.  nvece, da qualche anno a questa parte questo rassicurante ciclo dei colori legato alle stagioni si è spezzato. I campi in primavera possono assumere colorazioni dal giallo al rosso intenso per concludersi nelle tinte smorte dell’erba secca.

Che cosa sta succedendo?

Il giallo persistente che stride con il verde rigoglioso delle nostre colline è causato da un utilizzo massiccio e indiscriminato di diserbanti, ormai grandi alleati di tanti agricoltori privati (i pochi coltivatori biologici si possono definire degli eroi), di aziende ed enti territoriali che per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione, fanno uso soprattutto di un principio attivo chiamato “glifosate”, senza apparentemente porsi la minima domanda sugli effetti che esso provoca.

Cosa è il glifosate?

Il glifosate (o glifosato) è l’ingrediente base di un diserbante letale utlizzato su tutti i tipi di piante chiamato “Roundup”, prodotto dalla Monsanto, la quale ha posseduto il brevetto di produzione fino alla sua scadenza avvenuta nel 2001. Per diserbante si intende qualsiasi sostanza chimica di sintesi impiegata per il controllo delle malerbe o piante infestanti.

Il glifosate nella sua forma grezza appare come una sottile polvere bianca inodore e viene venduto al pubblico in soluzione liquida. La sua formulazione comprende almeno una decina di altri coadiuvanti tossici. È l’erbicida più usato al mondo, Il 70% della terra arabile del pianeta è trattato con glifosate e più del 70% del cibo ne contiene tracce. Nel vecchio continente il glifosate è arrivato più tardi, ma il suo utilizzo si sta diffondendo rapidamente. E’ commercializzato sotto innumerevoli marchi generici, soprattutto a causa del suo costo ulteriormente ribassato dopo la scadenza del brevetto della Monsanto e a causa del modo criminale con cui è pubbicizzata la sua bassa tossicità.

Questa multinazionale è stata citata in causa migliaia di volte in tutto il mondo per disastro ambientale e reati contro la salute, ed è la stessa multinazionale che inventò l’agente arancio per la guerra in Vietnam gli erbicidi a base di diossina, l’ormone della crescita bovina e gli OGM (organismi geneticamente modificati) – per la precisione piante OGM selezionate per resistere meglio a forti dosi di glifosate. Gli OGM resistenti agli erbicidi hanno causato la rapida diffusione di quasi due dozzine di varietà di piante infestanti resistenti al glifosate. Sono così aumentati sia i costi di produzione, sia il volume e l’ecotossicità dei diserbanti necessari per prevenire perdite eccessive dei raccolti, innescando un terrificante circolo vizioso dal quale gli agricoltori non riescono più a liberarsi.

Il glifosate sebbene sia il più diffuso principio attivo dei diserbanti non è il solo, ma è in buona compagnia. Ci sono tante altre sostanze tossiche come la terbutilazina (ancora utilizzata sul mais), il metolaclor (fuorilegge dal 2003 e utilizzato per mais e soia), il bentazone, l’imidacloprid e l’atrazina, un potente pesticida fuorilegge da trent’anni, i cui residui si trovano ancora nell’ambiente.

pesticidi_erbuscoGlifosate e ambiente

A differenza di altri erbicidi, il glifosate è assorbito per via fogliare, (esso viene infatti spruzzato direttamente sui vegetali), e successivamente traslocato in ogni singola cellula della pianta alterandone il dna. È in grado di uccidere anche le piante più resistenti, come le erbe infestanti, rizomi, fittoni carnosi ecc. L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore e il disseccamento della vegetazione è visibile in 10-12 giorni.

Il rischio di incendi è enormemente potenziato, perché l’erba secca, che non rinascerà per mesi, durante l’estate non fa che diventare sempre più stopposa, trasformandosi in una pericolosa miccia. Dopo il trattamento con il glifosate, per non meno di 15 giorni animali come cavalli, bovini, ovini, cani, gatti, tartarughe… non devono entrare nelle aree trattate per evitare pesanti intossicazioni se non addirittura la morte. Sulla riviera sebina in primavera sono segnalati ogni anno centinaia di casi di cani e gatti avvelenati dal glifosate che, se non soccorsi tempesivamente non hanno possibilità di salvarsi. E’ sufficiente che l’animale annusi le tracce di diserbante o che qualche residuo rimanga sul pelo ed entri in contatto con le mucose.

Se il glifosate viene sparso nelle vicinanze orti o di alberi da frutto, gli esperti consigliano di non consumare i prodotti per circa un meseUccide in pochissimo tempo gli animali più piccoli come gli anfibi (rane, rospi, rettili, gechi) e i lombrichi utili alla fertilità della terra, danneggia la flora selvatica e la biodiversità collegata, uccide api e altri insetti utili, compromettendo vaste fonti alimentari anche per gli esseri umani (erbe spontanee e medicinali); distrugge l’humus dei terreni, compromettendone la fertilità e provocando frane, dilavamento, erosione e allagamenti.

Danneggia la rizosfera e il suolo che circonda le radici delle piante, con danni allo sviluppo anche per i vegetali che si vogliono far crescere. Il glifosate permane nel terreno e nelle acque di mari, laghi e falde sotterranee per decenni, danneggiando la biodiversità vegetale e animale. In una delle ultime analisi condotte dall’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) si evince che Cazzago San Martino, Adro e Pisogne sono i comuni con il più alto tasso di pesticidi nelle acque di falda.

Esistono pochissimi dati ufficiali sulla diffusione dell’utilizzo di glifosate nel nostro paese, ma la stessa osservazione visiva e le proteste che si levano in tante parti d’Italia ci dicono che è in continuo aumento. Nell’ultimo rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sui pesticidi nelle acque italiane infatti, si evidenzia una ampia diffusione della contaminazione ed il rilevamento di ben 175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni recedenti.

Facendo una media dei litri di glifosate impiegati per anno in alcune province lombarde, si evince che nel territorio bresciano ne vengano sparsi circa 200.000 litri. Inoltre la Lombardia è l’unica regione italiana in cui il glifosate è dosato nelle acque superficiali, dove è stato trovato nell’80% dei campioni analzzati. E’ utilizzato anche nella gestione dei margini stradali e persino in moltissimi centri abitati. Da Pisogne, a Sarnico, Monte Isola inclusa, il ciglio delle strade principali presenta un totale azzeramento della vegetazione.

Gli operatori comunali, gli operai di aziende di manutenzione del verde e in caso di proprietà private, gli stessi proprietari, irrorano abbondantemente carreggiate, sentieri, zone pubbliche pedonali e centri storici, la maggior parte dei casi senza emettere nessun avviso per vietare il transito e mezzi, pedoni e animali.  Se si è presenti durante l’irrorazione o si transita nel luogo immediatamente dopo, la sostanza entra inevitabilmente in contatto con l’organismo, anzitutto attraverso le vie respiratorie, secondariamente se ingerito (basta il contatto di un dito con una panchina nel luogo dell’irrorazione).

Sono stati infatti accertati e documentati i danni recati all’uomo da trattamenti continuativi di glifosate su terreni limitrofi ad aree urbane o in prossimità di falde acquifere che alimentano aree urbane, ma ciononostante, solamente in pochissime città italiane vige esplicitamente il divieto di spargere diserbanti in un raggio di 300 metri dal centro urbano e di 150 metri da pozzi e sorgive che alimentano acquedotti, sorgive di uso pubblico, pozzi di sorgive private e nuclei e case abitate – anche non residenziali – situate al di fuori del perimetro urbano. E i comuni sebini e franciacortini non sono tra questi. Come è possibile che non esista una regolamentazione nazionale che vieti l’impiego di un veleno così micidiale nei centri abitati?

Un esempio di vero virtuosismo viene dal comune di Sinalunga nella Valdichiana Senese: il sindaco ha messo al bando il glifosate sul tutto il territorio comunale ed ha persino affisso un cartello all’ingresso del paese con la scritta “Sinalunga glyphosate free. Lavoriamo per il turismo non per l’antiturismo”. Per ora Sinalunga è l’unico comune italiano ad aver preso questo provvedimento.

pesticidi_colombaroEffetti sulla salute

Ricerche recenti provenienti da ogni parte del mondo spiegano gli effetti devastanti del glifosate sulla salute dell’uomo. Effetti che sono stati taciuti e insabbiati per decenni, in primis dalla Monsanto, ma anche dalla stessa Comunità Europea. La Monsanto ha da sempre occultato e sta tuttora occultando le prove della tossicità del suo erbicida “Roundup”, invocando il cosiddetto “segreto commerciale”.

Il glifosate si accumula nel corpo e non ne viene mai più espulso (è stato trovato persino nel latte materno e nella metà dei cittadini europei sono state riscontrare tracce di glifiosate nell’urina). Esso si muove lungo la catena alimentare e noi siamo esposti a livelli incessantemente crescenti di veleno. La cosa vale anche per altri pesticidi, fungicidi ed erbicidi usati in agricoltura che non si ritrovano solo nelle piante OGM che mangiamo, ma anche nei “consumatori” secondari: bestiame, pesci ed uccelli. Intossicarsi è quindi più facile di quanto si pensi.

L’elenco dei mali causati dal glifosate è lungo: è accertata la relazione tra uso di glifosate e aumento delle diagnosi di autismo, tumori della tiroide, morti per malattie intestinali gravi, celiachia, tumori della mammella, aborti tardivi, difetti alla nascita, linfomi del testicolo, mielomi, squilibri a livello ormonale, malformazioni genetiche, sterilità maschile e femminile, insufficienza renale, cancro, malattie neurodegenerative come l’alzheimer, malattie della tiroide, malattie autoimmuni, diabete, malattie dismetaboliche, cardiovascolari, degenerative e neoplastiche.

Questi effetti, già evidenziati nelle categorie di persone esposte professionalmente, riguardano oggi tutta la popolazione umana, stante l’utilizzo sempre più massiccio e diffuso di questi agenti in ogni parte del pianeta. Data la latenza con cui essi si manifestano, siamo solo all’inizio della percezione del danno, di cui vediamo solo la punta dell’iceberg. Nel comune di Cortefranca ad esempio, negli ultimi cinque anni casi di tumore e di malattie neurodegenerative sono raddoppiati.

Anche le casistiche di Monte Isola e Iseo non sono da meno. Oltre ai conclamati rischi per la salute dei cittadini, sono da considerare anche i rischi “d’immagine” per zone altamente turistiche e rinomate come le nostre. La possibile perdita della fama di terra incontaminata, vocata alle produzioni alimentari di qualità e alla vita sana, potrebbe costituire un nuovo grave danno in un momento di crisi economica come quello attuale.

Non è forse il caso che le amministrazioni comunali aprano gli occhi e tutelino la salute dei cittadini e l’ambiente?

Non è forse il caso di vietare l’utilizzo di pesticidi a base di glifosate sul territorio?

Se non esiste nessuna buona ragione per utilizzare il glifosate, perché ne viene ancora permesso l’impiego in agricoltura e nelle zone urbane in modo così criminosamente noncurante?

I sindaci dei nostri comuni dovrebbero prendere esempio dal sindaco di Sinalunga mettendo al bando il glifosate e rendendo consapevoli i cittadini attraverso l’informazione. Tutti noi possiamo comunque agire da persone consapevoli, muovendoci nel nostro piccolo, cominciando a scegliere metodi biologici per mantenere “pulito” il nostro verde e chiedendo alle nostre amministrazioni comunali di fare altrettanto.

di Giusi Turla

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