Rovato 5 stelle

20 marzo 2015

Eolico offshore europeo più conveniente delle fossili entro il 2023

eolicoIl mercato dell’eolico offshore europeo potrebbe competere con l’industria del gas e del carbone già nei prossimi anni. Per diventare più conveniente delle fossili, però, l’eolico dovrà superare una serie di sfide da qui al 2023. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Dipartimento Politiche Energetiche di Isiamed, l’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo.

L’obiettivo primario per il settore, che racchiude tutte le sfide da superare per raggiungere l’obiettivo, è quello di “tagliare i costi in modo significativo nei prossimi 5 anni. Per riuscirci il settore è chiamato ad una serie di interventi e misure di razionalizzazione delle spese e delle risorse”, continua la nota.

Secondo gli analisti di ISIAMED, “il primo passo sarà individuare le fasi della filiera eolica in cui è possibile risparmiare e ottimizzare i costi. Per farlo i vari attori della filiera dovranno unire le forze sostenendo la ricerca tecnologica e l’innovazione”.

Di fondamentale importanza, secondo il rapporto, sarà il contributo dei Governi, che dovranno incentivare l’eolico offshore, garantire una stabilità normativa che assicuri continuità allo sviluppo del mercato, attivare politiche energetiche più lungimiranti e favorire l’accesso ai finanziamenti degli operatori.

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9 marzo 2015

Fukushima: dopo 4 anni il problema è più grande che mai

fukushimaIl notiziario di Bloomberg del 25 febbraio svela le preoccupazioni della Tepco, la corporation elettrica giapponese, che, a quattro anni dalla fusione del nocciolo dei reattori di Fukushima e delle barre di combustibile esauste, sta indagando le cause di un picco di livelli di radiazione registrato a febbraio nell’acqua di drenaggio riversata nell’oceano Pacifico.

Evidentemente, l’acqua piovana viene ancor oggi contaminata dal contatto con sostanze radioattive. La Tepco aveva già scoperto 23.000 becquerel per litro di Cesio 137 nell’acqua piovana accumulata sul tetto dell’edificio del reattore n° 2, quando il limite legale per il rilascio di cesio 137 dovrebbe non superare i 90 becquerel per litro. Una dose mortale, che permane e si diffonde nel tempo, in aggiunta al fatto che una simile esposizione aumenta in modo incalcolabile lo sviluppo di tumori. Evidentemente, le perdite nell’oceano sono ancora in corso, anche dopo l’evacuazione di 160.000 persone nella zona e dopo che il governo giapponese si era prefisso di bonificare 11 delle municipalità più gravemente contaminate della Prefettura di Fukushima entro il marzo 2014, per ridurre la dose annua a 1 milliSievert.

La presenza di acqua radioattiva costituisce una novità a cui l’incidente di Chernobyl non ci aveva esposto: i reattori di Fukushima, al contrario di quello ucraino, sono reattori moderati ad acqua e la fusione del nocciolo, se c’è sversamento in mare dell’acqua di raffreddamento, comporta una diffusione delle radiazioni attraverso la dinamica delle correnti e la propagazione attraverso le catene alimentari che l’oceano ospita. Purtroppo le informazioni che abbiamo seguono lo standard di segretezza e non trasparenza di tutto il sistema nucleare: nulla è sotto controllo e ormai i dati sulla contaminazione e le conseguenze sanitarie sono stati talmente nascosti e manipolati fin dall’inizio, che è veramente difficile fare bilanci e previsioni serie.

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1 ottobre 2014

Inceneritore Brescia: 42% dei rifiuti arrivano da fuori provincia

inceneritore_moltiplica_rifiutiChe arrivino da Varese, Bergamo o Napoli, sempre di immondizia si tratta. Tra indifferenziati e speciali, il 42% dei rifiuti che finiscono nell’inceneritore di Brescia non vengono dalla sua provincia. «Questo sovradimensionamento – spiega Marino Ruzzenenti – non fa che aggravare un’aria già molto inquinata da diossine e polveri sottili».

Secondo lo storico ambientalista il comune di Brescia ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini. E per farlo, sostiene Ruzzenenti, la Loggia, in quanto azionista di A2A, dovrebbe «chiudere la terza linea dell’inceneritore».

È questa la sfida che ieri i comitati ambientalisti hanno rivolto al sindaco Emilio Del Bono.

Se l’importazione di rifiuti continuerà, qualsiasi aumento futuro della raccolta differenziata non porterà benefici ai cittadini di Brescia.

«Se si chiudesse la terza linea – spiega Ruzzenenti -, si potrebbero risparmiare emissioni pari a 87 milioni di veicoli euro cinque che percorrono dieci chilometri dentro i confini della città».

L’altro tema scottante per Brescia è la bonifica della Caffaro, al quale la Cgil dedica un convegno che si apre domani alle 15 nella sede di via Folonari. Parteciperanno esperti dell’Enea, dell’Università e del ministero dell’Ambiente. A preoccupare è il possibile declassamento della Caffaro da sito di interesse nazionale a sito regionale.

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23 settembre 2014

Il grande bluff del ‘taglia bollette': Renzi con una mano toglie e con l’altra prende

berlusconi-renziChe le bollette della luce aumentano invece di diminuire, lo sappiamo tutti. In pochi, però, sanno che il 20% del costo della bolletta non è per l’elettricità che consumiamo, ma per i cosiddetti ‘oneri di sistema': voci di spesa che servono a finanziare politiche pubbliche di varia natura e che solo nel 2013 si aggiravano intorno ai 13,7 miliardi di euro, come racconta un’inchiesta pubblicata sul Corriere.it

Con il decreto competitività e il cosiddetto ‘taglia bollette’, il governo Renzi prometteva di ridurre del 10% il costo dell’energia per le imprese, andando a tagliare parte di questi oneri. Ma il presunto ‘sconto’ è stato finanziato ‘bastonando’ la produzione di energie pulite, a vantaggio, non serve dirlo, della produzione di energia fossile.

Parte dei soldi che derivano da questa incomprensibile tassazione sulle rinnovabili, paradossalmente andranno a compensare i cittadini di quei territori che ospitano centrali nucleari in dismissione e depositi di scorie. In sostanza il governo toglie risorse all’energia pulita per ‘risarcire’ chi, a causa della dissennata politica energetica del passato, oggi è costretto convivere con centrali nucleari in via di dismissione.

Ma non è tutto: uno studio della CGIA di Mestre ci spiega che solamente il 15% delle piccole e medie imprese – che costituiscono gran parte del tessuto industriale di questo Paese – beneficerà di questa misura, mentre verranno lasciate a bocca asciutta oltre 4 milioni di piccole imprese.

Nel frattempo, il taglio delle bollette della luce assomiglia sempre più a una chimera, o meglio a una bufala, e nei prossimi mesi gli italiani potrebbero ritrovarsi a pagare un conto ancora più salato. Secondo quanto riportato dalla stampa, infatti, dal Ministero dello Sviluppo economico starebbe per arrivare un vero e proprio ‘aiutino’ al Rigassificatore Olt di Livorno, un impianto nato già con scarse possibilità di operare in maniera efficiente e in condizioni di sicurezza, di cui il Movimento 5 Stelle si occupò già lo scorso anno con una interrogazione presentata in Senato.

Per sostenere la sua attività, il governo sarebbe pronto a concedere un sostegno pari a circa 90-110 milioni l’anno per 20 anni (a decrescere) che andràa gonfiare, ça va sans dire, le nostre bollette dell’energia elettrica.

M5S Senato

19 settembre 2014

Chi difende il petrolio in parlamento?

pd-petrolioIl PD difende le lobbies del PETROLIO! Punta sui combustibili fossili, la raffinazione e l’industria chimica pesante e dimentica le nuove tecnologie, le rinnovabili e la salute dei cittadini. Un tuffo nel passato.

Lo apprendiamo a seguito di un’interrogazione presentata da parte di alcuni deputati del PD che chiedono al Ministro dello Sviluppo economico Guidi quali iniziative abbia intenzione di intraprendere affinchè siano tutelati gli interessi industriali del gruppo ENI in Italia.

I deputati chiedono che Gela mantenga la sua vocazione petrolifera sostenendo che “per trent’anni ha garantito a quel territorio, sviluppo delle imprese e dell’indotto” ma tralasciano di aggiungere anche che è un territorio talmente inquinato da essere “ad alto rischio di crisi ambientale” (Organizzazione Mondiale della Sanità).

I colleghi ci tengono a sottolineare che il settore della raffinazione è non tutto “negativo”, e portano ad esempio il caso di una società (ExxonMobil) ad Anversa che ha annunciato un investimento di circa 2 miliardi di dollari, “dimostrando di credere fortemente nella raffinazione“.

E cosa c’è di “non negativo”? Dovremmo prendere esempio? Allora perché non radere al suolo qualche km quadrato di coste per realizzare 10, 20 perché non 30 raffinerie per dimostrare che l’Italia crede più del Belgio nella raffinazione?!??

Perchè dovremmo tutelare gli interessi industriali del gruppo ENI? 

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4 settembre 2014

Non colpite le rinnovabili

Filed under: Ambiente,Economia,Energia,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle,Societa — rovato5stelle @ 20:00
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eolicoIl governo preferisce le fonti di energia fossili e, quando può, punisce le rinnovabili. Secondo il M5S è illegittima la norma del decreto Competitività, approvato a inizio agosto, che spalma su più anni gli incentivi per il fotovoltaico a partire dal 2015.

L’effetto retroattivo della norma, infatti, compromette i piani di investimento delle imprese di settore che si fondano su dati certi e prevedibili. E ciò viola l’articolo 41 della Costituzione nella parte in cui tutela la libera iniziativa economica.

Tra l’altro, il decreto determina una disparità di trattamento fra operatori del settore delle energie rinnovabili, dato che va a colpire solo alcuni di essi (ovvero quelli che si occupano di fotovoltaico), determinando così un ingiusto vantaggio a favore degli altri.

Proprio per questi motivi il M5S ha presentato una mozione, a prima firma Walter Rizzetto, per impegnare il governo a rimuovere gli effetti previsti dall’articolo 26 del decreto Competitività. E, dunque, a cancellare la rimodulazione delle tariffe incentivati che colpisce duramente le imprese del fotovoltaico. Il MoVimento 5 Stelle continua a lavorare in favore di chi fa ricerca e innovazione nel settore dell’energia pulita.

Tratto da M5S Parlamento

22 agosto 2014

BREBEMI: già chiede aiuto con gli sgravi fiscali

Filed under: Ambiente,Economia,Energia,Trasporti — rovato5stelle @ 05:00
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La presenza del premier Matteo Renzi al taglio del nastro ha evidenzato come la A35, meglio conosciuta come Brebemi, l’autostrada che collega Brescia Bergamo e Milano, sia di fatto la prima opera terminata (con dodici mesi d’anticipo) all’interno del dossier Expo 2015.

Ma dai progetti alla realizzazione, qualcosa non è andato per il verso giusto per questa opera pubblica realizzata in project financing con un investimento di 2,3 miliardi di euro. Già all’inaugurazione si chiedeva la defiscalizzazione: 430 milioni di euro di sconto sulle tasse. Un aiuto al Cipe (il comitato che coordina gli investimenti statali) che si traduce in sconti sulle tasse. Se non dovessero arrivare questi sconti, la Brebemi chiede in alternativa una concessione di 80 milioni di contributo pubblico, oltre ad una proroga della concessione a 30 anni). Lo si apprende da una nota inviata pochi giorni fa dal Consiglio di amministrazione di Brebemi a Cal, la concessionaria autostradale lombarda (50% Anas e 50% Regione Lombardia).

Cal si è impegnata a sostenere la richiesta di Brebemi nei confronti del Governo, anche se per ora da Roma ci sono più tentennamenti che certezze. La richiesta della società che gestisce la nuova autostrada (controllata da Intesa Sanpaolo e dal gruppo Gavio) si spiega con il fatto che Brebemi – senza sgravi fiscali o senza un aiuto di Stato – ora rischia di saltare, mandando a fondo tutto l’intera opera.

Già in passato si era ventilata la possibilità da parte della Brebemi di rescindere il contratto con la concessionaria e di chiedere un indennizzo di 2,5 miliardi. I motivi per cui il progetto è costato più del previsto sono tre: i maggiori oneri per l’esproprio dei terreni (+21%); la ristrutturazione del project financing dopo il periodo di crisi finanziaria; la riduzione delle stime di traffico, in parte dovuta alla congiuntura economica negativa e in parte alla mancata realizzazione del tratto stradale Ospitaletto-Montichiari(degli 80mila veicoli al giorno di traffico previsto – poi rettificati a 60mila – oggi assestati a 40mila.

Il piano finanziario ora andrà rivisto, ma per quanto riguarda il Cipe si dovrà aspettare settembre. Anche se la risposta non dovrebbe essere negativa visti i precedenti: la defiscalizzazione è stata concessa un paio di settimane fa alla Pedemontana.

21 agosto 2014

Earth Overshoot Day, da oggi consumiamo più risorse di quante ne produciamo

eolicoOgni anno intorno alla metà di agosto suona il campanello d’allarme di Global Footprint Network, l’associazione che stima il giorno in cui finiamo le risorse ecologiche prodotte per l’anno intero, rappresentata in Italia per questa campagna da Rete civica italiana.

Il 19 agosto, l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui il fabbisogno umano di risorse eccede la capacità rigenerativa del pianeta: in otto mesi abbiamo consumato tutti i beni “a disposizione”, quindi da oggi fino alla fine dell’anno stiamo consumando oltre quanto ci potremmo permettere. Secondo i calcoli che Global Footprint Networkfaceva nel 2012, per rinnovare le risorse che bruciamo nel corso dei 12 mesi ci vorrebbe almeno un pianeta e mezzo: Di questo passo, prima della metà di questo secolo, ogni anno consumeremo il quantitativo di risorse prodotto da due pianeti”, si legge in un comunicato dell’associazione.

Tratto dal FQ

8 agosto 2014

Chiedi a Lego di chiudere con Shell

Filed under: Ambiente,Energia,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle — rovato5stelle @ 07:00
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lego_shellShell usa LEGO per ripulire il suo marchio dalle trivelle in Artico.

Chiedi a LEGO di chiudere con Shell.

Ho sottoscritto l’appello di Greenpeace, fallo anche tu: http://goo.gl/8Mxfk3

di Claudio Cominardi

23 luglio 2014

Eni, le intercettazioni sul acquisto del maxi giacimento in Nigeria

Filed under: Ambiente,Economia,Energia,Politica,Proposte tematiche,Rovato 5 stelle,Trasparenza — rovato5stelle @ 07:00
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eniRecidivo. Già nei guai nel 1992 per tangenti pagate al Partito Socialista dall’Enel, patteggia 1 anno e 4 mesi, quindi nel 2002 ne diventa amministratore delegato, condannato per la devastazione del delta del Po causato dalla Centrale Eni di Porto Tolle, sotto indagine dal 7 febbraio 2013 per corruzione per una presunta tangente al governo algerino per favorire Saipem (ENI) in appalti da 11 miliardi di dollari, ora di nuovo nei guai in qualità di a.d. Eni per corruzione internazionale per l’acquisizione nel 2011 di un giacimento petrolifero nigeriano del valore di 1 miliardo e 300 milioni di dollari. Insieme a lui sono coinvolti l’attuale ad di ENI e il noto faccendiere Bisignani.

ENI è una società che per il 26% è posseduta da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata per l’80% dal Ministero dell’Economia (MEF).

Il MEF detiene un 4% di azioni Eni. Il MEF è quindi il principale azionista di Eni e giunti a questo punto viene da chiedersi: ha un senso la partecipazione dello stato in questa società?

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