Rovato 5 stelle

17 dicembre 2014

Città di Brescia inquinata come Taranto

brebemi_scorieLe città di Taranto e di Brescia sono tristemente accomunate dal fatto che in entrambe esiste da anni un’emergenza sanitaria e ambientale di contaminazione diffusa da diossina e da pcb (policlorobifenili), ma mentre a Taranto la legge si applica rendendo inaccessibili le zone inquinate, a Brescia, dove le concentrazioni soglia sono molto al di sopra rispetto a Taranto, la popolazione residente può accedere e portare anche i bambini.

Il Movimento 5 stelle, dopo avere chiesto già nel mese di febbraio 2014 di revocare l’ordinanza che riapre alcuni parchi pubblici altamente contaminati da pcb, e dopo il netto diniego da parte del sindaco Del Bono, si unisce oggi ai comitati ambientalisti, ai genitori oltre che a Medicina Democratica, e rilancia le loro legittime preoccupazioni per il rischio a cui sono quotidianamente sottoposti tutti i cittadini a causa di un assurdo ed inconcepibile atteggiamento degli enti preposti che da anni sono inattivi se non sul fronte della minimizzazione del problema, o addirittura del negazionismo.

Dopo il caso dell’Ilva a Taranto è stato accertato un inquinamento molto grave, ma di gran lunga inferiore a quello bresciano, ma lì i parchi sono stati da subito interdetti in tutela della salute dei cittadini.

“E’ davvero difficile capire secondo quali principi, a pochi giorni dal suo insediamento, il 24 luglio 2013, il sindaco di Brescia Del Bono, abbia emesso l’ordinanza che ha dato il via libera all’accesso in aree con concentrazioni superiori ai limiti di legge per i Pcb e le diossine. Zone contaminate che prima erano formalmente interdette con ordinanza “contingibile e urgente” ora sono accessibili anche dai bambini – commentano i portavoce del M5S cittadini a tutti i livelli istituzionali- “Né è comprensibile il perché questa decisione sia stata presa senza una puntuale analisi di rischio “sito-specifica”, quando il Sindaco dovrebbe sapere molto bene ciò che è ormai risaputo, ovvero che nella città di Brescia esiste da anni una conclamata emergenza sanitaria e ambientale di contaminazione diffusa da pcb (policlorobifenili), che interessa vaste aree dove vivono più di 25 mila persone; non solo per quanto riguarda le diossine, secondo i dati raccolti dal Comitato per l´ambiente Brescia sud, la nostra città sarebbe addirittura la capitale mondiale di questo inquinamento. E come è tristemente noto a tutti queste sostanze sono altamente cancerogene”.

Le istituzioni pubbliche, in primis il sindaco, dovrebbero avere come primo obbligo quello di tutelare la salute dei cittadini bresciani, soprattutto in una città dalle enormi criticità ambientali quale Brescia, applicando con rigore estremo il principio di precauzione.

Per questo abbiamo presentato un’interrogazione sia al comune, per chiedere principalmente chiarimenti sulle motivazioni del l’ordinanza e per cercare di convincere il sindaco a revocarla urgentemente, sia al Governo perché faccia chiarezza, ma soprattutto perchè siano presi i provvedimenti del caso per salvaguardare davvero la salute dei cittadini di Brescia.

I Portavoce Bresciani del Movimento 5 Stelle

Giorgio SorialLaura GambaFerdinando AlbertiTatiana BasilioClaudio CominardiVito CrimiGiampietro Maccabiani

4 ottobre 2014

PCB Caffaro: l’inchino dell’ASL agli industriali

caffaro«Il sito Caffaro lo abbiamo studiato abbastanza. Adesso dobbiamo procedere con le bonifiche»: questa la considerazione di Loredana Musmeci, direttrice del dipartimento ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità, ieri a Brescia per il convegno sul sito Caffaro, organizzato dall’Asl.

Se la bonifica del sito Caffaro procede molto a rilento (e manca addirittura un piano per risolvere il problema delle altissime concentrazioni di Pcb e diossine sotto il capannone di via Milano) proseguono invece gli studi per capire i pesantissimi effetti sulla salute pubblica. Il punto dei lavori è tracciato il 22 settembre al convegno organizzato all’associazione industriale bresciana.Sede che non ha mancato di creare un’aspra polemica con il coordinamento dei comitati ambientalisti, che ha parlato di un «inchino» dell’Asl agli industriali. Polemiche che per i vertici dell’azienda sanitaria «sono strumentali»: serviva un’aula che contenesse 320 iscritti al seminario, tutto qui («perché non chiederla all’università» ha però controreplicato la Lascialfari).

Polemica a parte, che cosa è emerso nel convegno?

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21 maggio 2014

Castegnato, Paderno, Ospitaletto e Passirano. Metà Franciacorta inquinata da PCB

caffaroChe lo stato della falda di Brescia non fosse in buone condizioni lo si sapeva già da tempo. A ulteriore conferma del suo precario stato di salute si sono aggiunte le rilevazioni dei carrotaggi dell’Arpa svolti in particolare sulle zone a Ovest della città, nei comuni di Castegnato, Paderno Franciacorta, Ospitaletto e Passirano.

Qui sono state trovate tracce di diversi solventi inquinanti, di tricloroetano e di Pcb. I risultati sono stati presentati anche al ministero dell’Ambiente, più precisamente alla Conferenza dei Servizi che si è svolta mercoledì a Roma, in presenza proprio dei tecnici dell’Arpa.
Le analisi hanno confermato «l’inquinamento a macchia di leopardo nella falda acquifera nella zona ovest della città. In particolare, dai primi carotagg si hanno ulteriori informazioni sulle cause, che sono legate all’irrigazione delle aree agricole effettuata in passato» ha dichiarato Maria Luisa Pastore, direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpa Brescia riferendosi al territorio molto esteso della nostra provincia, caratterizzato «da una diffusa e storica presenza di solventi».
Si è inoltre specificatoche «attualmente l’Arpa utilizza strumenti di analisi durante i carotaggi molto moderni, non paragonabili con quelli del passato, in grado di dare informazioni precise e dettagliate». E, nel dettaglio, emerge che il livello di inquinamento delle aree agricole non è omogeneo, ed è, appunto, strettamente collegato dalle irrigazioni dei campi che, evidentemente, hanno spostato gli inquinanti da una zonaall’altra della provincia. Ed emerge, anche, che nelle fasce ai margini del fiume Mella non ci sono inquinanti. I primi dati saranno pubblicati a giorni sul sito del Dipartimento di Brescia dell’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente e costantemente aggiornati.

Tratto da Brescia Point

17 maggio 2014

Infestati da cloro, solventi e PCB

acqua_inquinamento_citta_wwf«La falda acquifera è malata». A sancirlo è la «relazione» preliminare dell’Arpa, esito di un’indagine fatta su città e provincia in vista di entrare nel vivo del progetto «Plum» (il piano per individuare le fonti dell’inquinamento). Cromo esavalente, solventi clorurati, Pcb e tricloroetano: sono questi i veleni che infestano il territorio bresciano.

Per combatterli – e sulla base di un quadro scientifico ben preciso, in cui è stata condotta una vera e propria mappatura delle zone inquinate – l’Arpa ha pianificato una rete di 300 pozzi di controllo per sorvegliare le cinque macro aree «rosse» e dare così la caccia non solo agli inquinanti, di fatto già individuati, ma soprattutto ai «focolai» della contaminazione. Intercettando quella che nel linguaggio tecnico si chiama «sorgente» e che, in quello pratico, si traduce nell’individuare chi (o cosa) inquina e dove.

VAL TROMPIA È stata rilevata, su più campionamenti, una contaminazione da cromo VI e da solventi clorurati.

BRESCIA L’area comunale presa in esame include il Sito di interesse nazionale Brescia Caffaro: le indagini di caratterizzazione effettuate dai tecnici hanno evidenziato una contaminazione della falda da cromo esavalente, Pcb e solventi clorurati.

DESENZANO E LONATO La lente di ingrandimento sulla zona nasce nel 2009, quando nel corso della realizzazione di un pozzo ad uso idropotabile, in località Montelungo, è stata rilevata «una situazione di compromissione ambientale dovuta a un inquinamento da solventi» si legge nella relazione dell’Arpa. Il riferimento corre alla presenza di tricloroetano e tetracloroetilene tricloroetilene.

OVEST BRESCIANO Quattro i Comuni inserito nello studio: Castegnato, Paderno Franciacorta, Ospitaletto e Passirano. Un territorio molto esteso, caratterizzato «da una diffusa e storica presenza di solventi».

EST BRESCIANO Le indagini effettuate nei Comuni di Mazzano, Castenedolo e Montichiari hanno evidenziato «una situazione di compromissione ambientale dovuta sempre ad inquinamento da solventi».

Tratto da Brescia Point

29 marzo 2014

Diossine e pcb nell’aria di Brescia

Filed under: Ambiente,Informazione,Rovato 5 stelle,Salute — rovato5stelle @ 07:00
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diossine_bresciaLa concentrazione di PCB nell’aria di Brescia è piu’ alta delle aree urbane di altri Paesi.

Lo mette nero su bianco la rivista Chemosphere riportando i dati di uno studio realizzato dal centro di ricerche “Mario Negri” e dall’Istituto superiore di sanità.

 I PCB , riconosciuti dalla comunita’ scientifica internazionale, sostanze cancerogene, continua quindi a inquinare la salute dei bresciani disperdendosi nell’aria attraverso le correnti d’aria.

Una notizia quindi decisamente preoccupante anche alla luce della cosiddetta bonifica in corso ai giardini di via Nullo a Brescia. Come è possibile vedere nelle foto la montagnola di terra impregnata dal PCB  , nonostante i tentativi di tenerla coperta, si trova all’aria aperta in attesa di essere stoccata chissà dove , a pochi metri dalle abitazioni di via Milano e dai locali del Centro Sociale Magazzino 47 e della Cooperativa La Rete.

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22 novembre 2013

ARPA: Cromo nell’acqua a Brescia e provincia

caffaroAcque inquinate, quando escono dal rubinetto e forse anche quando ‘partono’ dalla falda. La relazione preliminare targata ARPA sul livello d’inquinamento degli acquedotti bresciani non lascia adito a dubbi, e riaccende quella preoccupazione in realtà mai sopita, senza pace, per chi si vede costretto a pagare colpe manco troppo lontane ma che i segni ‘vivi’ li hanno lasciati.

Si parla ancora di inquinamento, e in particolare di cromo esavalente, solventi, tricloroetano e ovviamente PCB, tra gli inquinanti più discussi della storia recente bresciana. L’indagine Arpa si pone il problema, forse per la prima volta, di individuare le cosiddette ‘sorgenti’ dell’inquinamento, un viaggio a ritroso dal rubinetto al pozzo, e poi ancora all’origine della possibile contaminazione.
Non vanno bene comunque le acque bresciane: in città, soprattutto nella zona Caffaro, l’acqua risulta ‘invasa’ da PCB e solventi clorurati, oltre all’immancabile cromo esavalente; non molto meglio nell’hinterland, a Castegnato o Castenedolo, Mazzano o Montichiari, dove addirittura l’inquinamento da solventi sarebbe ‘storico’.
Anche in Franciacorta si registra “una diffusa e storica presenza” di inquinanti, e una situazione che come in altri paesi risulta ormai “quasi compromessa”. E se in Valtrompia purtroppo c’era da aspettarselo, stupisce che anche paesi come Desenzano e Lonato abbiano fatto registrare tassi di inquinamento delle acque così elevati, con la presenza accertata di tricloroetano e tetracloroetilene tricloroetilene in un pozzo ad uso idropotabile (si fa per dire) in località Montelungo.

In conclusione le aree interessare sono la Val Trompia, la città e il sito CaffaroDesenzano e Lonato in località Montelungo, l’Ovest Bresciano e nello specifico i comuni di CastegnatoPaderno Franciacorta,Ospitaletto e Passirano e l’est a MazzanoCastenedolo e Montichiari.

Tratto da Brescia Point

21 novembre 2013

Lombardia: diossina in 2 uova su 3

Filed under: Agricoltura,Ambiente,Rovato 5 stelle,Salute — rovato5stelle @ 15:00
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uovaSono arrivati i primi risultati del Piano di monitoraggio del Ministero della Salute per verificare la presenza di sostanze contaminanti nelle uova e nel latte nei 57 siti inquinati di interesse nazionale (sette sono lombardi). Con il campione analizzato dall’Asl della Lombardia è emerso che nel 76% dei pollai d’allevamento lombardi, industriali o artigianali, sono state riscontrate sostanze cancerogene in misura superiore al limite consentito dalla legge europea (5 picogrammi per ogni grammo di grasso).

Dalle analisi effettuate, si è riscontrato che le uova contengono diossina e Pcb in 23 pollai tra Milano, Sesto San Giovanni e la Provincia di Monza Brianza, in 15 allevamenti di Cerro al Lambro (Mi) e in 9 di Mantova e dintorni (tre in città, due a Bigarello, uno a San Giorgio, Porto Mantovano, Marmirolo e Borgoforte). Entro la fine dell’anno, il monitoraggio si concluderà anche nelle aree di Milano Bovisa, Pioltello-Rodano e Brescia-Caffaro.

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19 settembre 2013

Agricoltura biodinamica contro l’inquinamento da PCB a Brescia

caffaroTremila metri quadrati da una parte e tremila metri quadrati dall’altra, per avviare un progetto di agricoltura biodinamica che potrebbe risolvere, almeno in parte, l’annoso e costoso problema della bonifica da PCB per l’inquinata Brescia.

A seguito della pubblicazione dei parchi più o meno ‘contaminati’, da parte del Comune di Brescia, non sono mancati suggerimenti e proposte, realizzabili o meno, sulla futura gestione di un problema che non sarà facile risolvere.

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12 luglio 2013

Caffaro e PCB – interpellanza alla giunta comunale di Brescia

caffaroContinua l’impegno del Movimento 5 Stelle per il caso Caffaro. A seguito delle recenti notizie giornalistiche apparse sulla stampa locale, in merito alla questione del sito Caffaro il Gruppo consigliare del MoVimento 5 Stelle Brescia ha invitato una interpellanza alla Giunta comunale.

La premessa è relativa all’ipotesi di trasferimento della ditta Caffaro Industrie Spa con la conseguente cessazione dell’attività compresa quella di emungimento e trattamento delle acque di falda.

Ripercorrendo le varie tappe da gennaio ad oggi, Il M5S ricorda che il commissario liquidatore Dr. Marco Cappelletto “aveva comunicato l’impossibilità da parte della Caffaro S.r.l. di sostenere i costi di emungimento; a seguito dunque la ditta Caffaro Brescia S.p.a. si era accollata i costi dell’attività di emungimento e trattamento delle acque tramite carboni attivi”.

Diversi articoli apparsi recentemente sulle stampa locale, riportano la notizia che l’impianto di trattamenteo delle aque sia carente e necessiti di interventi strutturali per il potenziamento del filtraggio, poichè risulterebbe che l’acqua filtrata e rilasciata nelle rogge contenga circa 0,37 microgrammi/litro di PCB per un totale di circa tre etti rilasciati ogni mese”, sottolineano i grillini bresciani.

E’ di mercoledì 3 luglio, la notizia apparsa sull’edizione locale Corriere della sera che all’interno dello stabilimento vi sarebbero decide di quintali di Pcb contenuti nei trasformatori dei macchinari, oggi in funzione. “Se l’azienda dovesse chiudere senza prima mettere in sicurezza anche questi macchinari o se gli stessi venissero semplicemente abbandonati vi sarebbe il serio rischio non solo che le eventuali fuoriuscite di PCB non vengano più monitorate con gli allarmi oggi in funzione, ma anche che le guarnizioni non riescano più a contenere gli inquinanti”, viene rimarcato.

L’interpellanza M5S dunque chiede alla neonata giunta Del Bono, “gli intendimenti in ordine alle operazioni concrete che intende porre in essere per evitare che l’emungimento della falda venga messo a rischio da una possibile cessazione dell’attività; quali azioni intende predisporre sia dal punto di vista tecnico che economico, anche coinvolgendo la partecipatà A2A s.p.a., società che attualmente fornisce energia elettrica alla Caffaro Brescia Spa , per affrontare questa eventualità non remota, tenuto conto che non è assolutamente possibile farsi cogliere impreparati di fronte a questa gravissima emergenza ambientale”.

Tratto da BresciaPoint

14 giugno 2013

PCB: fondi stanziati per Brescia non spesi

Filed under: Ambiente,Politica,Rifiuti,Rovato 5 stelle,Salute — rovato5stelle @ 07:00
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caffaroUn miliardo e 533 milioni. Una cifra da capogiro. È il danno ambientale creato dalla Caffaro a Brescia. Un danno conseguente all’avvelenamento di 7 chilometri quadrati di città (campi, orti, parchi pubblici) e di 21 chilometri quadrati di falde sotterranee, che continuano a trasportare nella Bassa quegli oli cancerogeni.

Una cifra ufficiale calcolata dall’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel 2009 e riportata l’altro ieri dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando in risposta ad un’interrogazione (presentata da Salvatore Matarrese di Scelta Civica) che chiedeva l’inserimento dei comuni di Capriano del Colle, Castel Mella, Flero e Poncarale nel sito di interesse nazionale Caffaro.

Quel miliardo e mezzo di euro (lo 0,1 percento del Pil italiano) sono i soldi che lo Stato ha chiesto ai responsabili dell’inquinamento (Snia e Caffaro srl) a titolo di rimborso. Un rimborso che schizza a 3,4 miliardi se si tiene conto dei disastri ambientali creati dalla Caffaro in altri due stabilimenti: in Friuli (a Grado Marano) e in provincia di Roma (nella valle del Sacco).

Un rimborso che non arriverà mai, visto che quelle società sono in liquidazione (in pratica fallite) anche se un anno fa hanno iniziato un procedimento nei confronti della società Sorin spa (costituita mediante scissione) per il riconoscimento delle sue responsabilità.

Sarà il ministero dell’Ambiente quindi che dovrà sobbarcarsi i costi suppletivi. Per questo Matarrese (su sollecitazione dell’avvocato bresciano Barbara Tosoni e dell’onorevole Stefano Dambruoso, esponenti del partito dell’ex premier Monti) ha chiesto al ministro più fondi e l’attuazione della procedura d’urgenza prevista dalla legge 152 del 2006. Perché sono passati 12 anni dalla scoperta del disastroso inquinamento prodotto dalla Caffaro e il tempo perduto ha aggravato il problema estendendolo ai quattro comuni della bassa bresciana.

C’è un altro passaggio della risposta del ministro destinato a suscitare polemiche. Orlando ricorda i passaggi chiave della vicenda Caffaro: lo stanziamento (correva l’anno 2006) di 6,7 milioni di euro per i primi interventi di bonifica e l’accordo di programma firmato il 29 settembre 2009 con i comuni di Brescia, Passirano, Castegnato, Istituto superiore di sanità, Arpa, Asl e Sogesid che stabiliva le tappe della bonifica (ovvero i fossi, i giardini privati, un quinto del parco passo Gavia). Che succede dal 2006 al 2009? «Le risorse erano cadute in perenzione amministrativa». Termine burocratese per dire che – essendo nella disponibilità degli enti che non li hanno spesi – erano tornati nelle casse del ministero dell’Economia.

Il Comune di Brescia si è sempre difeso dicendo che quei soldi non poteva spenderli per non sforare il patto di stabilità. Ma fa ancora più specie sapere che sempre quei 6,7 milioni vengono trasferiti alla Regione Lombardia il 14 aprile 2011. Anche qui altri due anni andati in fumo.

Adesso si attende il progetto di bonifica della Sogesid e un’attenzione maggiore da parte della Regione, che ha già promesso 200 mila euro per effettuare altri duecento carotaggi Arpa nei quattro comuni della Bassa verso i quali scorrono i fossi che prima passano dalla zona Caffaro. Se a Castel Mella e Capriano del Colle l’Arpa ha già trovato orti e rogge inquinate, sono Flero e Poncarale ad essere molto preoccupati. «L’Arpa ha trovato livelli alti di Pcb nell’acqua del Garzetta – commenta il sindaco di Flero Nadia Pedersoli -. Vogliamo sapere se i nostri campi e i nostri giardini i sono inquinati».

Tratto da BresciaPoint

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